Vladimir Putin come Alan Turing, Nikola Tesla e David Byrne? O anche come Sheldon Cooper e lo Sherlock della BBC? Difficile a credersi. Eppure anche il presidente russo, come i succitati, soffrirebbe della sindrome di Asperger,  una forma di autismo ad alta funzionalità che ha, tra le sue numerose manifestazioni, un egocentrismo maniacale e l’ossessione per il controllo totale su ciò che circonda chi ne è affetto. Questa, almeno, sarebbe la diagnosi fornita da un rapporto del Pentagono risalente al 2008.

Secondo Brenda Connors, dell’USA Naval War College di Newport e facente parte di una task force del Pentagono, “lo sviluppo neurologico di Putin è stato interrotto quando era ancora piccolo, ecco come si spiegano le anomalie neurologiche“. Lo zar avrebbe dunque sofferto di un “grosso trauma emisferico nel lobo temporale sinistro“, come si evidenzierebbe sia nel suo modo di pensare che nel modo in cui muove il lato destro del corpo. In effetti, dal momento che Putin non si è sottoposto ad alcuna tac in ospedali americani, la diagnosi si fonda sulla pura osservazione dei movimenti del presidente russo come appaiono nei filmati televisivi. Peraltro, secondo USA Today, il quotidiano che ha pubblicato il rapporto, sarebbe stata proprio l’Asperger a indurre Putin ad annettere la Crimea (!).

Come ha risposto il Mosca a tali bislacche accuse? Nell’unico modo possibile: definendo il tutto “un’idiozia che non merita nemmeno un commento“, secondo le parole del portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. In effetti, senza voler dare giudizi di merito sull’operato dell’osservatorio del Pentagono, risulta quantomeno singolare che questo tipo di rivelazione saltino fuori a sette anni dalla loro formulazione, e in perfette coincidenza con l’aggravarsi della crisi in Ucraina e della tensione USA-Russia. Accusare il nemico di essere, nei fatti, mentalmente instabile, assomiglia molto a un goffo tentativo di propaganda bellica.

Photo credit: InfoPhoto