Vado. New York. E torno. Giuro. Ma quando ti ritrovi a spasso per 9 ore tra i cieli qualcosa da fare la devi pur trovare. Io scrivo. Lo faccio tutti i giorni, figurati se non lo faccio dentro a questo missile con le ali. Senza internet, senza Facebook, senza Twitter. E diciamocelo, senza Ruzzle.

Scrivo perché è l’unico modo che ho per farle passare queste ore. Tic tac. Tic tac. In viaggio verso la Grande Mela per un evento adidas. Toccata e fuga. Ma a Milano che succede? La redazione prepara la prima serata di Sanremo (ndr: direi che si sono divertiti…). E io mi sparo Total Recall con le cuffiette. Robaccia. Remake di Serie B. Fossi Schwarzenegger sarei incazzato nero. Le hostess mi regalano i grissini di Nonna Mariangela. Grissini di mezzo centimetro. Quassù (forse) vale tutto. Poi si mangia. Mi arriva la peggiore lasagna alla Sorrentina della storia. Non che io abbia (credo) mai mangiato una lasagna alla Sorrentina, ma sono qui. Scrivo. Qualche licenza poetica (poetica?) lasciatemela passare.

Provo a dormire. Uso la copertina verde trovata a bordo che sa tanto di tintoria. Niente. Vado in bagno. Più piccolo di una cabina del telefono. Che poi neanche esistono più le cabine del telefono. Anima in pena. Mi guardo attorno.

Una signora mastodontica prova a scardinare il sedile davanti a me a colpi di culo. Scosse di assestamento pre sonno. Immagino una pistola narcotizzante e lei spiaggiata sul corridoio incorniciata dalla segnaletica luminosa. Una caduta in slow motion. Magari pure in HD. Roba da standing ovation.

Alla mia destra uno che sembra Hulk albino studia la cartina di Manhattan sul suo iPad. Ha un braccio più grosso del mio polpaccio. Così, a occhio, non credo riesca a entrare nel cesso dell’aereo. Prendo le misure mentalmente. Ormai è follia.

In business c’è uno di Amici. Quelli di Maria. Che fanno lezione, si insultano e piangono. Non per forza in questo ordine. Provo a dormire. Devo dormire. Ma perché? Perché a New York mi aspetta il fuso orario. Neanche fosse quello che alle media mi suonava come una zampogna. Il fuso orario. Animale mitologico che mi tiene sveglio la notte e mi fa dormire di giorno. L’ho conosciuto anche a Milano. Quando facevo l’università e andavo a ballare tutte le sante sere. Quelli lì erano bei tempi. E neanche dovevo andare fino a New York. Ronf.

Silvio De Rossi su @Twitter@Facebook

(Vi racconterò la due giorni adidas su sport.leonardo.it. Quindi se non avete niente da fare teneteci d’occhio…)

n.b.
Questa è la prima puntata di Blogger Inside, una rubrica nonsense, nata senza un senso (appunto, nonsense) apparente. Chiedo scusa a tutti quelli che hanno le idee sempre (troppo) chiare. Peace.