Con il sostantivo volutabro (più raramente usato nella forma ‘voluttabro) si intende letteralmente la pozzanghera fangosa in cui sono soliti rotolarsi i porci. Il termine deriva dalla forma latina volutābrum, derivata di volutāre, da volvĕre, ovvero ‘volgere, rivoltare’.

Sinonimo di volutabro può essere  considerato il termine brago, letteralmente fango, fanghiglia, limo, melma, mota, pantano (es. “come porci in brago”). In senso figurato, con i sostantivi brago e volutabro, è tuttavia possibile indicare anche la condizione in cui cade chi si degrada, si abbrutisce moralmente (es. “sprofondare nel brago”). In tale accezione, il significato del termine può dunque essere assimilato a quello di bruttura, sporcizia, sozzura morale, abiezione, corruzione, degradazione, laidume. “Voltolandosi nella sua miseria come in un voluttabro – scriveva D’Annunzio a proposito del popolo italiano – non s’ avvede di coloro che scompaiono: non ha rimpianti per questi estremi custodi fedeli delle idealità ripudiate e delle speranze abbattute”.

Singolare notare come, riferito al comportamento umano, il termine sia volutamente usato con intento spregiativo, mentre l’ atto di rotolarsi nel fango offre in realtà ai maiali prezioso refrigerio dalla calura estiva e protezione da insetti e parassiti. Si tratta quindi di un atto assolutamente funzionale al mantenimento di uno stato di buona salute e parte delle quotidiane pratiche igieniche dell’ animale.