Nella terminologia medica, con il termine vomizione (dal latino vomitiōne(m), derivato di vomĕre = ‘vomitare’) si intende propriamente l’ azione ed il risultato del vomitare, ovvero l’ emissione rapida e forzata, attraverso la bocca, del contenuto gastrico.

Il vomito (detto anche emesi, dal greco èmesis) è provocato da una rapida, vigorosa ed involontaria contrazione del diaframma e dei muscoli addominali (che provoca aumento della pressione intragastrica), associata ad un’apertura del cardias in seguito ad un’ onda antiperistaltica che parte dal digiuno prossimale e, a differenza di quanto avviene solitamente, spinge il contenuto dei visceri dal basso verso l’ alto. Il vomito è generalmente preceduto da pallore, sudorazione, aumento della frequenza respiratoria, nausea e conati, nonché accompagnato da ipersalivazione. Le cause che possono scatenare il vomito sono numerosissime e di differente natura. Tra queste ricordiamo malattie ostruttive, infezioni, malattie infiammatorie, alterazioni del sistema sensoriale (tra cui cinetosi, labirintite, ecc.), malattie e disfunzioni cerebrali, alterazioni metaboliche, malattie della tiroide, assunzione di sostanze tra cui farmaci, alcol e oppioidi, gravidanza, ingestione di cibi avariati o in quantità eccessive, stress e ansia. Per contrastare ondate ricorrenti di nausea e vomito è tuttavia possibile assumere i cosiddetti farmaci antiemetici, che agiscono attraverso l’antagonizzazione dei recettori dopaminergici D2, presenti a livello della Chemoreceptor Trigger Zone (CTZ), definita ‘zona grilletto’, in quanto responsabile di innescare il meccanismo del vomito.

Sinonimi di vomizione possono essere considerati: vomito, vomitare, rigettare, dare di stomaco, rimettere, rigurgito.