Il Consiglio dei Ministri potrebbe decidere già da oggi che alle prossime elezioni amministrative si possa votare sia domenica 5 giugno che lunedì 6. La proposta dovrebbe poi essere estesa anche referendum costituzionale del prossimo mese di ottobre. E se nel primo caso l’allungamento alla giornata di lunedì dovrebbe essere un modo per offrire maggiori possibilità di voto dopo il lungo ponte del 2 giugno, nel caso del referendum costituzionale di ottobre l’allungamento a lunedì dovrebbe mettere al riparo dall’astensionismo, o almeno provarci.

La proposta sarebbe giunta dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano ma sarebbe stata ostacolata già da alcune parti. Beppe Sala, candidato a sindaco di Milano, l’avrebbe bocciata, e lo stesso avrebbe fatto anche Enrico Letta che aveva introdotto col suo governo il voto in un’unica giornata, nell’ottica del taglio dei costi per la spending review. L’accusa principale del voto spalmato su due giorni sarebbe proprio quella di maggiori costi da affrontare. Per quanto riguarda il Partito Democratico invece, pare che l’idea di Alfano sia stata appoggiata.

La decisione di far votare i cittadini elettori per due giorni, sia alle amministrative sia al referendum costituzionale, sembrerebbe dunque essere una questione di bilanciamento di interessi. Se è vero che il voto in due giorni potrebbe in qualche modo arginare l’astensionismo, è anche vero che far votare per due giorni comporterebbe certamente una spesa superiore per le casse dello Stato e di conseguenza per quelle di tutti i cittadini.

Il decreto potrebbe giungere in Consiglio dei Ministri già nella giornata di oggi. Chi stima costi maggiori pensa che questi possano essere quantificati in almeno cento milioni in più che andrebbero ad aggiungersi ai circa trecento milioni che oggi si impiegano per una tornata elettorale in cui si vota soltanto in un giorno.