Il Governo di Enrico Letta è salvo. Con la stessa maggioranza che ha sempre avuto. Ma non sono mancati i colpi di scena. Protagonista indiscusso sempre lui, Silvio Berlusconi. No alla fiducia, forse sì, decisamente no, alla fine sì. Più volte nel corso della mattinata la posizione del leader del Pdl è cambiata. Ma di fronte alla certa spaccatura del suo partito, con 23 senatori che avevano raccolto le firme a favore della fiducia e all’imminente nascita di un nuovo gruppo parlamentare formato dagli scissionisti, ha dovuto arrendersi. Protagonisti di questa battaglia interna Angelino Alfano e Roberto Formigoni, che hanno guidato la “rivolta” contro l’intenzione del capo di affossare il Governo.

Dopo più riunioni al vertice, si era avviati al distacco definitivo. Schifani era pronto alla dichiarazione di voto contro il Governo, diversi esponenti, fra cui il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, lo avevano dichiarato: il Pdl voterà no. Subito Sandro Bondi si era avventato contro sinistra e magistratura nel proprio intervento in aula. Ma la scissione era pronta; il Governo avrebbe comunque avuto abbastanza voti a favore; si profilava una sconfitta su tutta la linea per l’ex presidente del Consiglio (foto by InfoPhoto). Allora a quel punto il Cavaliere, chiuso in un angolo e con mezzo partito contro, si è rassegnato all’inevitabile, ha deciso per l’ultimo colpo di teatro. Ha preso direttamente la parola in aula e ha pronunciato le parole che suonano come una bandiera bianca: “Abbiamo deciso, non senza interno travaglio, di esprimere un voto di fiducia a questo Governo“.

Dopo questa lunga serie di drammi, è comprensibile lo sfogo del presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi: “Dateci un Paese normale e vi faremo vedere noi cosa siamo capaci di fare“.