Chissà come andranno le cose. Se gli italiani, cioè, si dimostreranno nonostante tutto benevoli. Difficile che accada: tutte le indagini demoscopiche raccontano infatti di un loro allontanamento ormai patologico dalla politica. Direi quasi un assideramento. Soprattutto in termini di fiducia, l’asset più prezioso svenduto ormai da anni fra diamanti, massaggi e mazzette. Per esempio, secondo l’ultimo Atlante politico di Demos pubblicato da Repubblica a fine febbraio, il 46% degli italiani sostiene che tutti gli schieramenti, nessuno escluso, abbiano smarrito credibilità di fronte al pervasivo e nauseabondo fenomeno della corruzione. La cronaca quotidiana, zeppa di appalti truccati e connivenze con la criminalità organizzata su scala locale come nazionale, certo non aiuta a invertire la corrente.

La possibilità di versare il 2 x mille dell’Irpef al proprio partito politico di riferimento è stata per esempio un colossale flop. Almeno nel 2014: a barrare la casella del modello Unico o del 730 sono stati appena 16.518 cittadini sugli oltre 41 milioni che hanno presentato la dichiarazione dei redditi. Neanche 400mila euro totali. Un po’ meglio l’anno scorso con 1,1 milioni di donatori per neanche 10 milioni di euro, appena il 2,7% dei contribuenti. Adesso gli italiani hanno anche la possibilità di donare i propri soldi ai partiti tramite sms. Proprio come si fa per le campagne benefiche messe in piedi dalle ong che fruttano ogni anno circa 30 milioni di euro.

Con l’approvazione del regolamento da parte del Garante per la tutela dei dati personali – fondamentale per tutelare la riservatezza delle nostre preferenze politiche – entrerà finalmente in funzione un ulteriore meccanismo di microfinanziamento privato previsto dalla riforma che nel 2014 ha di fatto abolito il finanziamento pubblico alle formazioni politiche. Slittato di un anno, ora sembra in arrivo e potrà essere attivato in occasione delle elezioni amministrative di primavera: una chiamata da 2 a 10 euro o un messaggino da uno o due euro da telefono fisso o da cellulare, proprio come facciamo per le più diverse fondazioni, associazioni e no profit da cui siamo bombardati in ogni momento o in caso di emergenze. Vediamo come funziona uno dei canali ai quali le moribonde associazioni (questo sono i partiti) affidano le loro speranze per il futuro.

I numeri
Sarà una Babele. Perché per il momento gli operatori non si sono messi d’accordo – se non Tim, Vodafone e Wind – e quindi ogni partito dovrà comunicare ai cittadini un numero diverso (quasi) per ogni società. Per capirci, se sei un cliente Tre e vuoi donare al Pd dovrai utilizzare un certo numero ma se hai Wind un altro. E così via. Certo non il massimo in termini di efficacia comunicativa. I numeri, che almeno rimarranno stabili nel tempo, saranno riconoscibili dal prefisso uguale per tutti (499) e saranno a 6 cifre. Per inciso, anche gli operatori, che non hanno voluto uniformare i numeri per non dover interconnettere le banche dati, ci guadagneranno secondo le tariffe stabilite dal Garante per le comunicazioni.

Chi può donare
Solo le persone fisiche, non le società. Scattati i 5mila euro di versamenti – complessi tuttavia da raggiungere via chiamata o sms – la donazione dovrà obbligatoriamente diventare pubblica.

Come tenere sotto controllo le donazioni
Contattando l’operatore o consultando il profilo sul sito sarà possibile ricevere un consuntivo delle donazioni effettuate a questo tipo di utenze telefoniche. Una sintesi che si potrà richiedere anche per via cartacea. La funzione, cioè questo tipo di operazioni, sarà anche disattivabile. Un po’ come accade con le hotline. A proposito: se qualcuno dovesse impossessarsi del vostro cellulare e far partire una raffica di messaggini pro Lega o pro Ncd sarà possibile chiedere il rimborso all’operatore entro un mese dallo scherzetto. Stesso discorso se doveste ricredervi dopo aver spedito il messaggino.

I registri
Possono richiedere i numeri e avvalersi dunque di questo genere di donazioni i partiti iscritti al registro della Commissione di garanzia istituita dal decreto-legge 149 del 2013 – poi convertito appunto nella legge n. 13/2014 – che ha abolito il finanziamento pubblico diretto ai partiti così come quelli che hanno partecipato in forma organizzata all’ultima tornata elettorale, anche solo su scala regionale.