Raccontare i matrimoni degli altri. Un percorso nato quasi per caso, ma che oggi l’ha portata ad essere diventata un’icona, un qualcosa che riassume in pieno la filosofia del “fare, farlo bene e raggiungere gli obiettivi”. Giusella De Maria, bella 31enne partenopea, si è di fatto “inventata” il lavoro di wedding writer. Il 25 marzo esce il suo nuovo romanzo “Io non sono ipocondriaca” (Mondadori). Ora cerca di spiegare cosa vuol dire raccontare i matrimoni degli altri, in questa intervista esclusiva concessa a Leonardo.it

Wedding writer, ovvero chi racconta i matrimoni: com’è nata questa professione? La possiamo chiamare così?
No, non è una professione… è più un’investigazione. Sai quel detto “Tu insegni meglio quello che più hai da imparare?” E’ così per me. Una specie d’indagine sociologica personale nel curioso e multiforme mondo delle nozze… È nato tutto con l’invito a un matrimonio. L’estate del 2009 tutte le mie amiche erano state prese dalla mania delle nozze. Hanno cominciato a sposarsi una dietro l’altra a distanza di poche settimane. Alla fine di settembre mi ero sorbita 13 matrimoni in due mesi. Una di loro, come dono di nozze, mi chiese di raccontare la sua storia d’amore e il giorno fatidico del sì. Lo feci, quasi senza voglia, ma mi divertii ad intervistare tutti i parenti e alcuni amici. Ma poi quel libretto diventò una mania e cominciarono a chiedere di scriverne amiche di amiche e perfette sconosciute, mie lettrici…

Giusella De Maria, campana, trentunenne di Cava dei Tirreni: mai pensato di fare la scrittrice professionista?
Più o meno da tutta la vita. Ho imparato a scrivere prima ancora di restare dentro al rigo del quaderno (cosa che in effetti non ho ancora imparato del tutto…). A sei anni ho scritto il mio primo romanzetto, un giorno lo portai alla maestra e lei cominciò a lacrimare… volevo scappare, credevo mi sgridasse perché fosse pieno di errori… invece mi disse “Tu sei nata scrittrice, Giusellina”.

Fare la wedding writer le ha cambiato la vita? E se sì, in cosa?
No… è solo un gioco per me, forse ha cambiato il mio rapporto con i matrimoni, se prima li temevo come un mostro marino, adesso ho un rapporto più ludico con il giorno delle nozze, è un mondo a sé, c’è tanto da apprendere, io ne sto facendo sul serio un’indagine antropologica su questa che è la più ancestrale tradizione dell’uomo, che caschi il mondo e costi quel che costi si ha da fare per il bene dell’umanità. Mi affascina e m’inquieta, questa realtà. Ne sto diventando una specie di sibilla… alcune spose mi chiedono perfino consigli di cuore, temo che la faccenda stia prendendo una strana piega, il passo verso l’amica della posta del cuore è breve…

Essere donna e raccontare i matrimoni delle altre: che cosa si prova?
E’ una bella sensazione. E’ da quando ero bambina che nutro una specie di, come dire? Fobia del matrimonio. Mia madre tutt’oggi non fa che ripetermi che ci si sposa con l’uomo della propria vita, non con il mostro “Signor Matrimonio”. Ma io conservo ancora un po’ di panico a riguardo. Perciò, esorcizzo la mia intolleranza verso il giorno delle nozze andando ai matrimoni delle altre. Adoro essere ai ricevimenti delle mie spose, vederle gioire raggianti, con i loro neo mariti, ma, in fondo, c’è ancora una vocina dentro di me, quando vado via che mi mormora “Niente panico, non erano le tue nozze, non erano le tue nozze!”.

Di fatto, possiamo dire che la invitano ai matrimoni quasi da “imbucata”? Come avviene la stesura? Interviste ai parenti o cosa?
Sì, in effetti è questa la sensazione che ho, mi sento sempre un’imbucata speciale. Gli invitati spesso mi chiedono se sia parente della sposa o dello sposo, qualcuno mi guarda di traverso perché oscillo tra il tavolo dei fotografi e quello degli sposi, oltre che gironzolare un po’ tra tutti gli invitati. Li avvicino, mi presento e faccio in modo che mi confidino in che modo abbiano conosciuto gli sposi, qualche aneddoto particolare che ricordano di loro o di uno dei due, cose che pensano di loro e che non gli hanno mai detto…

Una donna che racconta i matrimoni degli altri: ma il proprio, Giusella De Maria a chi lo farà raccontare? Ma soprattutto, ci sarà?
Ahahah! Bè… forse c’è una sola persona a cui lo farei raccontare, alla penna sapiente e a me cara del mio amico Gianni Maritati, giornalista Rai… la sua intelligente ironia e il suo arguto occhio cronachistico descriverebbero nel modo che vorrei quel giorno. Magari come uno dei suoi stupendi servizi sul cinema, con semplicità e bellezza, degni di un gran film. Se ci sarà, il mio matrimonio? Eh, questa è una domanda sulla quale qualcuno comincia quasi a scommettere…diciamo che nutro una certa intolleranza congenita verso la faccenda matrimonio, ma chissà…magari qualcuno saprà convincermi…

Qual è il suo rapporto con i Social Network?
Ottimo direi. Credo che oggi giorno un autore che non faccia uso di un social network non possa arrivare davvero ai lettori. Nel senso, il social network ha un vantaggio immenso: poter interagire con chi ti legge, sempre. Credo che sia uno strumento davvero democratico e desacralizzante per certe figure da sempre mitizzate… rock star, grandi autori, attori, perfino il presidente degli stati uniti e il Papa lo hanno adottato. Per parlare con il mondo. A tu per tu.

C’è qualche aneddoto carino e particolare da poter raccontare? 
Bè, ce ne sarebbero molti… per esempio di quel matrimonio partenopeo in cui gli invitati avevano capito che fossi di un’agenzia matrimoniale e tutte le zitelle in età da marito del ricevimento hanno preso a raccontarmi i particolari dell’uomo che volevano trovassi per loro. La cosa sconcertante è che ci avevo preso talmente gusto da prendere perfino appunti…

Ora inizia la carriera letteraria, ma cosa farà da grande Giusella De Maria?
Non so di preciso cosa farò, ma so chi sono: una creatrice di storie. Continuerò a raccontare la mia vita e il mondo che vedono i miei occhi. Mi piace pensare che le piccole battaglie che ho combattuto e le cose che ho vissuto possano dare ristoro e forza a chi mi leggerà. Sì, farò la scrittrice, finché i miei lettori troveranno giovamento in quello che ho da dire. Con il mio inguaribile ottimismo, e quel pizzico di umorismo che dà sapore alla vita…