E’ nato da poco, ma ormai ci siamo abituati talmente bene che se qualcuno decide di toglierci WhatsApp diventiamo delle belve. No, nessuno ve lo toglie. Però qualcuno non aveva le idee molto chiare: infatti l’applicazione non è gratis. La notizia ha fatto scattare la rivolta degli utenti, con proteste anche veementi.

Ecco il punto: l’app è gratis, ma dopo un anno bisogna pagare (Qui spieghiamo perfettamente le dinamiche in merito). “Cos’è il canone della Rai?”, la frase che più di tutte riassume l’ondata di proteste che si è levata negli ultimi giorni. I forum di telefonia e la pagina di download di WhatsApp su Google Play, negozio di applicazioni per il sistema Android, è presa d’assalto da messaggi del genere. Il programma di messaggistica gratuita fra smartphone impone (a chi ha il sistema operativo Android) il pagamento di una tassa annuale dopo i primi 12 mesi di utilizzo. Nell’ultimo aggiornamento, infatti, si fa riferimento ad un eventuale ulteriore acquisto di una “in-app purchase”; che messa giù così non si capisce molto, ma che tradotta in un linguaggio più consono a noi umani vuol dire che bisogna sborsare 79 centesimi.

E chi ha un iPhone? Ha pagato 0,89 centesimi. Oppure c’è chi, come chi scrive, l’ha scaricato gratis tramite le offerte del giorno. Ma di norma chi si avvicenda sull’App store della Apple sa che ha dei prodotti di alto profilo ma che vanno comunque pagati. Diverso il discorso, invece, per chi ha altri oggetti e altri sistemi operativi.

Lo scorso 31 dicembre si è arrivati ad un qualcosa come 18 miliardi di scambi di sms al giorno tramite WhatsApp. Numeri incredibili, che forse hanno ridestato anche le aziende che hanno deciso per questa linea a pagamento. Ma stiamo attenti: anni fa si parlava anche di un Facebook che sarebbe diventato a pagamento; poi si passò a Youtube e Twitter: a quanto pare sono ancora tutti gratis. E con WhatsApp come andrà a finire?