Dopo il colpo di stato fallito in Turchia (ritenuto da molti un “finto golpe”) e dopo le epurazioni del governo Erdogan, Wikileaks scende in campo con una ripicca senza precedenti pubblicando in rete un archivio con centinaia di migliaia di mail tutte riconducibili all’Akp, il principale partito turco. Nello specifico, si tratta di oltre 294 mila messaggi di posta elettronica inviati dall’Akp: pubblicazioni che fanno tremare il partito e che sollevano il problema della violazione della privacy.

Il golpe fallito in Turchia

Non è ancora chiaro se dalla pubblicazione delle email si possa scoprire qualcosa in più sul golpe fallito in Turchia. Quella notte, infatti, Erdogan ha tentato di fuggire in Germania per poi collegarsi con la Cnn turca via FaceTime. Erano stati bloccati i social network Facebook e Twitter, oscurata persino la tv di stato turca. I carri armati avevano invaso sia le strade che l’aeroporto internazionale di Ataturk (e i voli in partenza erano stati cancellati, ndr) per poi aprire il fuoco contro la polizia locale, da sempre ritenuta fedele al governo. Erdogan aveva promesso vendetta, e così è stato. Secondo molti, però, si sarebbe trattato di un “finto golpe”, durato pochissime ore, che ha poi comportato l’uso della forza da parte del governo Erdogan.

“Il materiale è stato ottenuto una settimana prima del tentato colpo di stato. Abbiamo anticipato la pubblicazione  in risposta alle epurazioni del governo. Abbiamo verificato il materiale e la fonte, che non è collegata in alcun modo né agli autori del tentato golpe, né a un partito politico o a uno Stato rivale” scrive Wikileaks che parla apertamente di una “risposta alle epurazioni del governo”. Una ripicca, in altre parole.

La censura in Turchia

Non si esclude, tra l’altro, che lo stato turco – nelle prossime ore – decida di bloccare l’accesso a Wikileaks ai suoi cittadini. Non sarebbe la prima volta che il governo censuri la rete e i social network Facebook e Twitter. Proprio per questo motivo aveva destato scalpore l’utilizzo di FaceTime da parte del presidente Erdogan che si era collegato, in diretta, con la Cnn turca. Un Erdogan che non è mai stato sostenitore dei social né della libertà d’espressione in Turchia.

Adesso, però, a seguito delle epurazioni degli ultimi giorni, la rete – e in particolar modo – Wikileaks si sono fatti sentire con una lista di mail che rischia di far tremare la Turchia, già provata dal colpo di stato (fallito) di qualche giorno fa.