La compagnia di telefonia Wind è stata subissata dalle critiche a causa del suo ultimo spot. Nel filmato pubblicitario due clienti, impersonati dal comico Giorgio Panariello e dall’attore Giovanni Esposito, vengono minacciati per estorcere le ultime informazioni sulle promozioni della Wind. Una voce fuori campo di fronte al rifiuto di parlare ordina di torturarli. I due, tenuti prigionieri da una corda, iniziano a parlare per non essere torturati.

Lo spot della Wind ha destato l’indignazione delle associazioni che si battono per i diritti umani. Amnesty International e Antigone hanno definito lo spot offensivo, così come la famiglia di Giulio Regeni, lo studente italiano ucciso dopo una settimana di torture a Il Cairo.

Come ha sottolineato l’associazione Antigone in una nota, non è il caso di scherzare su uno dei crimini peggiori contro l’umanità:

Usare il tema con “leggerezza” non aiuta, anzi ostacola l’impegno che da decenni mettiamo in campo per i diritti umani e contro la tortura stessa. In molti Paesi la tortura viene praticata, compresa l’Italia dove da quasi un trentennio aspettiamo una legge che la punisca.

Anche l’associazione Antigone ricorda che l’Italia in questi giorni è ancora in lutto per l’atroce assassinio di Regeni. Vedere in onda un filmato simile non è affatto divertente e rispettoso del dolore di un’intera nazione, ancora in attesa di conoscere la verità. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha rivolto un appello alla compagnia telefonica:

La barbarie è l’unico volto della tortura, per questo chiediamo alla società Wind Telecomunicazioni di ritirare immediatamente la propria pubblicità

La società, che ha un patron egiziano, per non dare adito a spiacevoli equivoci ha subito accolto la richiesta e ha confermato di aver provveduto al ritiro dello spot con le torture. La compagnia per smorzare le polemiche ha precisato che le riprese dello spot sono avvenute prima della morte di Giulio Regeni.