Ora non ci sono più dubbi. La Cassazione ha confermato che il DNA “Ignoto 1″ è quello di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo per l’uccisione della 13enne Yara Gambirasio. Per la Suprema Corte c’è piena coincidenza tra il profilo genetico catalogato come “Ignoto 1″, e rinvenuto sulle mutandine della vittima, e quello di Bossetti che, tutt’ora, dal carcere ribadisce la sua innocenza. Ne è convinto anche il suo legale.

A mettere nero su bianco che il Dna “Ignoto 1″ è senza dubbio quello di Bossetti è la Cassazione tramite le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo. Si parla di “numerose e varie analisi biologiche effettuate da diversi laboratori” che, dunque, hanno “valore di prova piena”. E ancora:

La probabilità di individuare un altro soggetto con lo stesso profilo genotipico equivale un soggetto ogni 3.700 miliardi di miliardi di miliardi di individui. I giudici di merito hanno correttamente affermato che il profilo genetico è stato confermato da ben 24 marcatori, evidenziando a maggiore tutela dell’imputato, che la certezza dell’identificazione è particolarmente solida.

Negata l’ipotesi di un complotto:

Visto che la difesa ha utilizzato l’argomento anche in sede extra processuale, è bene chiarire che la genericissima ipotesi della creazione in laboratorio del Dna dell’imputato, oltre ad appartenere alla schiera delle idee fantasiose prive di qualsiasi supporto scientifico e aggancio con la realtà, è manifestamente illogica.

Infine:

Se si volesse seguire la tesi complottista legata anche alla necessità di dare in pasto all’opinione pubblica un responsabile è evidente che – ammessa solo per ipotesi la reale possibilità di creare in laboratorio un Dna – si sarebbe creato un profilo che immediatamente poteva identificare l’autore del reato senza attendere, come invece è accaduto, ben tre anni [...] È fantasiosa l’ipotesi di una contaminazione volontaria da parte di terzi prima del ritrovamento del corpo della vittima.