Sono uscite le motivazioni sulla sentenza che ha portato alla condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. I giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia hanno messo nero su bianco che le finalità dell’aggressione a Yara sono “dai contorni sessuali” anche alla luce di un “inesistente e perdurante interesse per adolescenti in età puberale”.

Yara Gambirasio, la prova del DNA

“Non solo l’imputato è raggiunto dalla prova granitica” del Dna “diretta in quanto rappresentativa direttamente del fatto da provare collocando sul luogo dell’omicidio” ma anche “da una serie di elementi indiretti che uniti tra di loro consentono di giungere a una sicura affermazione di responsabilità” scrivono i giudici della Corte in quasi 400 pagine di motivazioni.

Per i giudici, dunque, sarebbe valida e credibile la prova del Dna poiché “non sono stati violati i principi del contraddittorio e delle ragioni difensive” relativamente alla prova che ha portato all’ergastolo di Massimo Bossetti. “Si deve ribadire quindi ancora una volta e con chiarezza che un’eventuale perizia, chiesta a gran voce dalla difesa e dall’imputato, consentirebbe un mero controllo tecnico sul materiale documentale e sull’operato dei Ris” hanno concluso.

Yara in un’inchiesta sulla pedofilia

Sempre oggi è emerso che nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Trento, su una catena di presunti pedofili sul web, ci sarebbero riferimenti anche a Yara Gambirasio. Trovate immagini accompagnate da preghiere blasfeme e filastrocche.