Parte oggi il processo per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, uccisa il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola, che vede come imputato Massimo Bossetti. Oltre che un caso giuridico, si tratta anche di un vero e proprio evento mediatico, destinato a tenere banco per tutti i prossimi mesi. La corte sarà quindi chiamata subito a decidere se ammettere le telecamere in aula o meno.

Di fronte ai giudici della Corte d’assise di Bergamo ci sarà anche l’unico accusato dell’omicidio di Yara, Massimo Bossetti. Il muratore di Mapello aveva infatti comunicato negli scorsi giorni la sua intenzione di seguire il processo a suo carico in tutte le fasi. Probabilmente assenti invece i genitori della ragazzina assassinata. Chi invece non sarà sicuramente presente oggi sono la moglie e la madre di Bossetti, che sono state citate come testimoni.

La Corte d’assise comunicherà subito se ammettere o meno le telecamere in aula per riprendere il processo per l’omicidio di Yara. Varie troupe televisive e numerosi giornalisti sono già presenti all’infuori del palazzo di Giustizia di Bergamo in attesa di conoscere la decisione in merito. La famiglia di Yara Gambirasio e anche il pm Letizia Ruggeri si sono espressi contro la presenza di telecamere, ma la decisione spetta ora alla Corte.

Massimo Bossetti rischia la condanna all’ergastolo per l’omicidio di Yara e in più su di lui pende anche l’accusa di aver calunniato un suo collega di lavoro. L’uomo, che continua a proclamarsi innocente, in una recente lettera pubblica si è espresso a favore della presenza di telecamere in aula, poiché non avrebbe niente da nascondere.

Bossetti scrive infatti: “Voglio le telecamere. Voglio lottare perché questo processo si svolga esclusivamente a porte aperte, così che chiunque possa prendere atto di tutte le dichiarazioni fatte da me e dall’accusa, perché non ho niente da temere o da nascondere. Questo è il mio grandissimo, solo e unico desiderio”.