La difesa di Massimo Giuseppe Bossetti incassa un duro colpo. La Corte d’Assise di Bergamo ha infatti respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dagli avvocati difensori del muratore di Mapello, in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra trovata a morta a Chignolo d’Isola il 26 febbraio del 2011.

A essere respinte sono state tutte e 5 le richieste della difesa, tra cui la richiesta di nullità del capo di imputazione, perché ritenuto troppo vago e indeterminato, e la richiesta di nullità della prova del DNA raccolta dai Ris su Ignoto 1.

I giudici di Bergamo hanno deciso che il processo può proseguire regolarmente, con l’audizione dei primi testimoni. La Corte d’Assise ha già provveduto a fissare le prossime date del processo a Massimo Bossetti. Il muratore dovrà ripresentarsi in aula l’11 settembre, dopo la pausa estiva. Le date delle successive udienze sono tutte ravvicinate, per un totale di circa 20 udienze fino al mese di dicembre.

Caso Yara: niente telecamere al processo

I giudici hanno stabilito che il processo si svolgerà in assenza di telecamere, fatta eccezione per la lettura della sentenza. Una richiesta che incontra il favore della famiglia di Yara e dell’accusa. Bossetti aveva invece chiesto di ammettere le telecamere in aula per poter dimostrare pubblicamente la sua innocenza.

La Corte d’Assise ha preso un altro provvedimento importante: l’esclusione della documentazione che riguarda Mohamed Fikri, sospettato inizialmente dell’omicidio di Yara Gambirasio. La difesa avrebbe voluto interrogarlo in riferimento a un furgone sospetto, ma il marocchino è già stato scagionato da ogni accusa e i giudici non intendono richiamarlo in causa.

Escluse dal dibattimento anche le fatture dell’albergo in cui Marita Comi, moglie dell’imputato, si sarebbe incontrata con un uomo.

La difesa intanto nelle scorse ore è tornata a chiedere all’accusa di ritirare dalla documentazione ammessa in Aula alcuni testi che avvalorerebbero la tesi di contatti precedenti tra Massimo Bossetti e Yara Gambirasio.

Massimo Bossetti e Yara non si conoscevano né si potevano conoscere, Yara era una ragazzina ingenua, immacolata e con la vita di una bambina: se l’obiettivo dell’accusa è il contrario vogliamo sentircelo dire chiaramente – ha tuonato Paolo Camporini, uno dei legali del muratore di Mapello.