Il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne uccisa a Brembate di Sopra, entra sempre più nel vivo e oggi vive una delle sue giornate cruciali. In attesa della testimonianza dell’unico imputato Massimo Bossetti, prevista per il pomeriggio, la difesa mette in discussione alcune prove.

Secondo quanto sostengono Claudio Salvagni e Stefano Camporini, gli avvocati di Massimo Bossetti, il loro assistito sarebbe stato spiato da Hacking Team, società che è sotto inchiesta per hackeraggio in un’indagine della Procura di Milano.

La società Hacking Team negli scorsi mesi è stata hackerata e vari documenti sono stati resi pubblici. Tra questi ci sarebbe anche un carteggio riguardante il caso Yara Gambirasio. In una e-mail resa nota dai legali di Bossetti, l’amministratore delegato di Hacking Team Claudio Vincenzetti scriveva: “Naturalmente non posso dirvi molto. Naturalmente non conosco i dettagli. Ma, come’è già successo numerose volte in passato per casi celeberrimi e molto più grandi di questo, il merito del successo di questa indagine va a una certa tecnologia investigativa informatica prodotta da un’azienda a noi molto nota”.

Stando a quanto sostenuto dai legali di Bossetti, il loro assistito sarebbe stato incastrato da questa tecnologia. Nella mail Vincenzetti scrive inoltre: “Insomma, ci hanno appena chiamato i Ros di Roma. Per complimentarsi e ringraziarci. Davvero queste sono cose che riempiono il cuore di gioia e di soddisfazione professionale”.

Il giorno seguente all’arresto di Massimo Bossetti con l’accusa di avere ucciso Yara, le mail mandate da Hacking Team a dipendenti e investitori hanno toni celebrativi: “Diamoci una pacca sulla spalla. I Ros ci hanno telefonato per la buona riuscita dell’operazione”.

L’avvocato di Bossetti Claudio Salvagni in aula ha dichiarato: “Questo sistema può controllare chi è sotto indagine e può farlo in maniera invisibile, con un monitoraggio passivo e attivo. Permette anche di caricare e scaricare file. Insomma, può essere usato per intrusioni illegali”. L’ammissibilità delle prove informatiche del caso Yara a questo punto potrebbe essere messa a rischio.

La pm Letizia Ruggeri però non ci sta: “Si tratta di mail farneticanti, mere allusioni a interventi dei Carabinieri nella configurazione di informazioni informatiche o genetiche. O la difesa prova che il materiale è verificato e comprovato, o questo materiale non ha valore. I Carabinieri non hanno fatto altro che effettuare quanto commissionato dalla Procura e questo materiale non ha dignità neppure per entrare come documenti irrilevanti negli atti processuali”.