Proseguono serrate le indagini per accertare la verità sulla morte della piccola Yara Gambirasio, la giovane ginnasta tredicenne di Brembate, uccisa nel novembre del 2010. Al momento l’unico indagato è Massimo Bossetti, in carcere dal giugno del 2014, dopo che gli esami del dna effettuati in laboratorio avevano condotto a lui.

All’interno delle indagini sulla morte di Yara spicca, in questi giorni, la testimonianza di una donna, che gli inquirenti tenderebbero a considerare piuttosto attendibile. Stando a quando riferito dalla donna – che non abita a Brembate ma che frequentava la palestra di Yara perché vi accompagnava sua figlia -, la stessa avrebbe visto, nell’agosto del 2010, Massimo Bossetti discutere animatamente, nella sua auto, con una ragazzina minorenne.

L’auto era posteggiata all’interno di un parcheggio utilizzato quasi esclusivamente dai clienti della palestra. La donna ha riferito poi di aver visto più volte, nei pressi della zona, quello che crede essere Bossetti. E se non ha mostrato dubbi sulla sua identità, altrettanto non ha potuto dire sull’identità della ragazzina che sarebbe stata in macchina con lui. La donna, infatti, ha dichiarato di non sapere assolutamente se si trattasse di Yara oppure no.

Gli inquirenti considerano la testimonianza attendibile perché la donna sarebbe corsa subito a riferire quanto visto e non si sarebbe dunque lasciata influenzare dal clamore mediatico che da anni ruota attorno alla vicenda della piccola Yara. Il difensore di Massimo Bossetti, ovviamente, non è di questo parere. Secondo l’avvocato Claudio Salvagni, infatti, non solo la testimonianza della donna sarebbe del tutto inattendibile, ma la vera notizia sarebbe un’altra: la consulenza dell’Università di Pavia sui peli ritrovati sui vestiti di Yara e che fornirebbero ulteriore prova dell’innocenza di Bossetti.

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