L’associazione Human Rights Watch denuncia l’utilizzo di bombe a grappolo da parte della coalizione saudita durante i bombardamenti contro le forze Houthi in Yemen.

Si tratta di una tipologia di armamentario che è stata bandita dalle Nazioni Unite attraverso un trattato firmato da 116 Paesi, ma non dall’Arabia Saudita, dallo Yemen e dagli Stati Uniti, identificati nello specifico come i fornitori nel conflitto in corso.

Il direttore della Arms Division dell’organizzazione, Steve Goose, ha affermato chesono state colpite aree vicine ai villaggi, mettendo in pericolo i locali. Queste armi non dovrebbero essere usate in alcuna circostanza, a causa del loro potenziale di minaccia a lungo termine per i civili”.

Dalla metà del mese scorso sono stati analizzati fotografie e video che hanno messo in luce l’utilizzo delle bombe a grappolo nel governatorato di Saada nello Yemen del nord, la roccaforte delle truppe ribelle Houthi molto vicina al confine con l’Arabia Saudita. Appare certo che le armi in questioni siano atterrate su terreni coltivati, a circa 600 metri da dozzine di edifici.

Le bombe a grappolo sono dei particolari tipi di ordigni che una volta sganciate da mezzi in volo o esplose da pezzi di artiglieria rilasciano un certo numero di submunizioni (le cosiddette bomblets), che si disperdono a una certa distanza. Nonostante siano progettate per esplodere al contatto con il suolo, spesso l’ordigno non funziona e rimane interrato nel terreno, virtualmente invisibile e di fatto assurgendo al ruolo di mina antiuomo: da qui l’accordo internazionale teso a salvaguardare la popolazione civile che ne subirà gli effetti a lungo termine.

Nel frattempo dallo Yemen le truppe della coalizione alla cui testa c’è l’Arabia Saudita hanno fatto il loro ingresso ad Aden, nel sud del Paese, per unirsi all’esercito governativo: si tratta del primo intervento esterno di terra nel conflitto che finora, secondo le stime dell’Onu, ha provocato circa 550 vittime tra civili e la perdita della propria abitazione per 150mila persone.