Con il termine yiddish (letteralmente: “giudeo/giudaico”) si definisce  la lingua – in alfabeto ebraico – sviluppatasi a partire dal X secolo in seno alle comunità ebraiche insediate in Europa centrale e orientale in seguito alla diaspora. Nella morfologia e nella sintassi, questa è molto vicina al tedesco medievale, ma anche ricca di vocaboli ebraici e di residui dei precedenti contatti con ambienti linguistici neolatini. Si tratta dunque di una lingua nata dall’interazione tra il patrimonio lessicale e spirituale ebraico-aramaico e la cultura e la lingua dei paesi ospiti: nel corso della sua evoluzione l’ yiddish ha assimilato e trasformato in modo originale elementi germanici, ebraico-aramaici, slavi e romanzi, tanto da poter essere definita una linguadi fusione’. Essa rappresenta la volontà degli Ebrei di distinguersi dal circostante mondo cristiano, mantenendo salde le proprie tradizioni, ma allo stesso tempo la necessità di intrecciare con esso una fitta rete di scambi, sia a livello culturale, che commerciale.

Con le migrazioni degli Ebrei, la lingua yiddish (specie nella varietà orientale) si è quindi diffusa anche fuori dell’Europa, giungendo negli Stati Uniti, ove con la denominazione yiddish venivano indicate sia le persone di religione ebraica immigrate dall’Europa centrale, sia la loro strana lingua. La diffusione dell’ yiddish fu tale che, prima della Seconda guerra mondiale, si stima fosse parlato da 11 milioni di individui, tra Europa, USA e America Meridionale. In seguito alla Shoah, l’idioma fu quindi sull’orlo dell’estinzione. Nonostante le numerose iniziative a favore della sua tutela (UNESCO, Consiglio d’Europa, ecc.), oggi è parlato, almeno come seconda lingua, da appena due milioni di persone. In yiddish si continuano tuttavia a pubblicare giornali e riviste e, a New York, dal 1940 esiste perfino un Istituto scientifico dedicato  al suo studio.

La parola può inoltre essere utilizzata in funzione aggettivale per definire la cultura sviluppatasi in seno alle comunità di lingua yiddish. Dal XVIII secolo si è dunque cominciato a parlare di teatro yiddish, musica y. e letteratura y. Quest’ultima, in particolare, si è sviluppata a partire dal XIII secolo come varietà più popolare rispetto a quella in lingua ebraica, per poi conoscere grande diffusione in età illuministica e raggiungere il suo momento di massima fioritura nei primi decenni del XX sec.