“Torno a camminare per le strade dell’Avana dopo diverse ore di detenzione. Sto bene! Grazie per la solidarietà!” e qualche ora dopo “A casa, cercando di scoprire chi sia ancora dietro le sbarre e chi è stato liberato, ma molti telefoni sono tagliati”. Così la cubana Yoani Sánchez, fondatrice del blog dissidente Generacion Y (Generazione Y) ha twittato qualche ora fa sulla sua bacheca dopo aver trascorso una notte in carcere all’Avana.

“Disturbo dell’ordine pubblico e indisciplina sociale”, queste le accuse avanzate alla donna e ad un gruppo di una ventina di compagni ribelli, secondo un altro blogger vicino al governo, Yohandry Fontana, il quale ha a sua volta citato “fonti della polizia”.

Rimane ancora in custodia Guillermo Farinas, uno degli esponenti di maggior spicco del “Gruppo dei 75”, movimento anti-regime più volte incriminato per ragioni legate alla sicurezza nazionale cubana; Alicia Hernandez, madre del veterano oppositore, confida che il figlio sia trasferito domani al suo domicilio di Santa Clara.

La Sànchez non è però nuova all’esperienza del carcere: il 4 ottobre scorso, infatti, insieme al marito Reinaldo Escobar, giornalista indipendente, e al collega Agustin Lopez, sono stati fermati in macchina mentre si recavano a Bayamo per presenziare al processo contro un giovane centrista spagnolo, Angel Carronero, accusato di omicidio colposo in relazione all’incidente stradale mortale di due oppositori Oswaldo Payà e Harold Cepero.

Qui il vido dell’ultimo arresto della Sànchez

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