Il termine yuppie costituisce un prestito dalla lingua inglese e deriva dalle iniziali di “Young Urban Professional”, ovvero “giovane professionista di città”. Usato in italiano come sostantivo o, più raramente, come aggettivo invariantivo (mentalità y., moda y.), la parola yuppie identifica giovani professionisti dal fare ambizioso e deciso, attenti al proprio aspetto esteriore, inseriti in un’ intensa rete di relazioni sociali e caratterizzati da uno stile di vita frenetico, costoso e disinvolto. Lo yuppie viene inoltre identificato come una persona che ostenta eleganza, ricchezza e raffinatezza, mira al raggiungimento del successo professionale e al mantenimento di un certo status sociale.

Il fenomeno yuppie nasce negli Stati Uniti, per diffondersi a livello internazionale verso la metà degli anni ottanta. Tale stereotipo è incarnato dal giovane uomo d’ affari (tra i 25-35 anni), proveniente da una buona famiglia, solitamente laureato a Yale o Harvard, che segue il sogno di affermarsi professionalmente e condurre una vita agiata. I primi yuppie si riversano nella New York dell’ era repubblicana di Ronald Reagan, dove frequentano ristoranti e discoteche esclusive in compagnia di belle donne, abitano in appartamenti arredati in maniera sofisticata, ma essenziale, accessoriati di ogni comfort tecnologico, e conducono un’ intensa vita sociale.

Per quanto riguarda l’Italia, il fenomeno coincide con il periodo della cosiddetta “Milano da bere” e dell’informatizzazione di massa. Il periodo dello yuppismo termina con lo scoppio di Tangentopoli, tuttavia, sebbene ridimensionato, lo stereotipo yuppie sopravvive ancor oggi, incarnato dai pochi giovani professionisti, prevalentemente di sesso maschile e attivi nella metropoli milanese, che possono permettersi di abitare in centralissimi loft ed esibire auto e beni di lusso.