Con il termine zoopsia (composto di zoo- ovvero ‘animale’ e la voce greca ‘ópsis’ = ‘vista’) si indica una particolare forma di delirio allucinatorio, per lo più a contenuto terrifico,  che si manifesta con visioni di animali.

L’allucinazione consiste nella percezione di qualcosa di inesistente, ma ritenuta reale dal malato, che la percepisce attraverso un’ esperienza visiva, ma sovente anche tattile, olfattiva ed uditiva. Nel caso della zoopsia, è possibile distinguere tra la visione di animali di grossa taglia, associati generalmente a uno stato emotivo-affettivo di paura e minaccia (si parla in questo caso di macrozoopsie) e visioni di animali di piccola taglia, come insetti, ragni, serpenti, topi e pipistrelli, che si muovono attorno al soggetto o ne infestano la cute, evocando una sensazione di disgusto e ribrezzo e un comportamento inquieto ed instabile, finalizzato all’ allontanamento degli stessi. In questo caso si parlerà di microzoopsie.

Descritto per la prima volta dal patologo tedesco Fleisch, il fenomeno definito zoopsia è tipico delle crisi di astinenza da sostanze tossiche, in particolare alcool (delirium tremens) e cocaina, ma è altresì possibile riscontrarlo nella sindrome di Ekbom, anche detta parassitosi allucinatoria, e nella sindrome di Wernicke-Korsakoff, legata ad una grave carenza di tiamina, solitamente associata ad alcolismo e malnutrizione.