Sette chili di tritolo, diciassette vittime, ottanta feriti: nessun colpevole. 50 anni fa, il 12 dicembre del 1969, la strage di Piazza Fontana a Milano. Quell’attentato presso la Banca dell’Agricoltura è uno dei passaggi cruciali della “strategia della tensione”. Una stagione buia, che ha segnato profondamente l’Italia, passata alla storia come “anni di piombo”. Anche a Roma, negli stessi minuti, lo scoppio di tre bombe provoca decine di feriti. È puro terrore. Ma ordito da chi? E a quale scopo?

La strage di Piazza Fontana è stato il più grave atto terroristico che l’Italia repubblicana abbia conosciuto fino a quel momento. La bomba esplosa nei locali della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano causa 17 morti e 88 feriti. Il contesto politico di quegli anni segnato dalla cosiddetta “guerra fredda” e dalle tensioni sociali presenti nel Paese. In questo contesto si inserisce l’azione di alcuni gruppi neo-fascisti che, tramite una serie di attentati e con la copertura di settori deviati dei servizi segreti italiani, mettono in atto una strategia tesa a provocare una svolta autoritaria nel Paese.

Le prime indagini puntano sulla matrice anarchica dell’attentato: Giuseppe Pinelli muore in Questura durante un interrogatorio mentre Pietro Valpreda viene arrestato e indicato quale esecutore materiale. Entrambi risulteranno estranei alla strage. La svolta investigativa avviene nel 1972 con gli arresti dei leader veneti dell’organizzazione neofascista Ordine Nuovo, Franco Freda e Giovanni Ventura, e di un agente dei servizi segreti, Guido Giannettini. E’ l’inizio di una lunghissima vicenda giudiziaria che, attraverso diversi processi, si conclude nel 2005 con una sentenza che individua proprio nei componenti della cellula veneta di Ordine Nuovo i responsabili della strage.

Oggi, a 50 anni da quel giorno, ogni media racconterà e ricorderà quel giorno e la Rai questa sera, in prima serata sulla prima rete, manderà in onda la docu-fiction di Francesco Micciché “Io ricordo. Piazza Fontana” con Giovanna Mezzogiorno, Nicole Fornaro, Anna Ferruzzo, Simone Gandolfo e Lorenzo Cervasio. L’opera ricostruisce la lunga e complessa vicenda processuale che ha cercato di dare un nome ai mandanti e agli esecutori della strage attraverso il punto di vista di Francesca Dendena, la figlia di una delle vittime e Presidente dell’Associazione Famigliari delle vittime della Strage di Piazza Fontana, interpretata da Giovanna Mezzogiorno. Seguirà l’approfondimento di Bruno Vespa con Porta a Porta.