Il 28 febbraio del 2013 Papa Benedetto XVI, con una scelta senza precedenti nella storia moderna, rinuncia al Pontificato. Erano le ore 20 quando Joseph Aloisius Ratzinger ha salutato il mondo per l’ultima volta nelle vesti di Santo Padre; l’annuncio della sua volontà era stato già dato l’11 febbraio dello stesso anno, lasciando così spazio alla convocazione di un conclave per l’elezione del suo successore, come previsto dalla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (qui l’annuncio della rinuncia del Papa).

La notizia è stata comunicata dal papa in latino durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto e di altri tre beati, seguendo le regole previste dal Canone 332 del Codice di Diritto Canonico, che al comma 2 richiede «che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata»

La rinuncia all’ufficio di romano pontefice è un istituto giuridico previsto dal codice di diritto canonico che regola le modalità di cessazione di un papa dal proprio ufficio per dimissioni volontarie e costituisce l’unica altra causa di cessazione oltre alla morte del pontefice (qui la storia di tutte le abdicazioni). Nella storia della Chiesa è un evento molto raro capitato, oltre al caso di Benedetto XVI ci sono quelle documentate in maniera ufficiale dei papi Ponziano (28 settembre 235), Silverio (11 marzo 537), Benedetto IX (1º maggio 1045), Gregorio VI (20 dicembre 1046), Celestino V (13 dicembre 1294) e Gregorio XII (4 luglio 1415).

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