La vicenda non si è esaurita con l’annuncio del 24 marzo in cui le autorità malesi hanno confermato che il Boeing 777 scomparso l’8 marzo dopo il decollo da Kuala Lumpur è effettivamente precipitato nell’Oceano Indiano meridionale.

Intanto si deve trovare il relitto, o almeno parte di esso. Soprattutto, si deve accertare la causa del disastro, in particolare dopo i silenzi malesi delle prime ore e le contraddittorie informazioni che si sono susseguite col passare dei giorni (foto by InfoPhoto).

L’unico modo per capire effettivamente cosa sia accaduto è recuperare la scatola nera dell’aereo, cioè l’apparecchiatura che registra tutti i dati del volo, comprese le comunicazioni. Questi apparati sono costruiti per resistere ai tremendi impatti di una situazione del genere, nonché al fuoco e all’acqua. Sono inoltre dotati di un trasmettitore automatico che invia segnali utili alla sua localizzazione.

Ma la batteria della scatola nera ha una durata media di 30 giorni, al massimo 45. Ne sono passati 13. Restano quindi nella migliore delle ipotesi quattro settimane per ritrovarla usando questo segnale. Altrimenti l’unico modo per localizzarla sarà attraverso il sonar. Allungando ancora enormemente i tempi. Tuttavia le cattive condizioni meteorologiche delle ultime ore hanno fatto sospendere le ricerche.