Quella che sembrava essere la famosa agenda, dalla quale il giudice eroe non si staccava mai, è in realtà un parasole di color rosso. Ne è sicura la polizia scientifica di Roma dopo aver analizzato le immagini di quel tragico 19 luglio del 1992 a Palermo, quando un’autobomba dilaniò i corpi del giudice e la sua scorta in via D’Amelio.

La ormai celebre “agenda rossa” di Borsellino, il diario scomparso con all’interno gli appunti, riflessioni e spunti d’indagine che il giudice antimafia era solito scrivere dopo la morte del collega Giovanni Falcone, è un parasole utilizzato per coprire i resti dell’agente di scorta Emanueal Loi.

Fine del mistero che durava ormai da giorni su tutti i media quindi, sopratutto dopo che era spuntato un video su La Repubblica, negli atti della procura di Caltanisetta da anni, dove spuntava questa macchia rossa che i più hanno identificato proprio come il ricercatissimo quaderno del giudice.

Per la Procura, nelle pagine di quel diario scomparso dovrebbe esserci la verità sul movente della strage: Borsellino, sua moglie Agnese che si è sempre battuta per la verità è morta di recente,  avrebbe scoperto della famosa trattativa stato-mafia e ne avrebbe scritto proprio nell’oggetto di cui stiamo parlando. La trattativa, è un tema caldo anche per la Procura di Palermo che sul patto sta effettuando un processo dove sul banco dei testi potrebbe arrivare, chiamato a deporre sul testo di una lettera scritta dal suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Per la scomparsa del diario è stato indagato l’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, filmato mentre si allontanava con la borsa del giudice poco dopo l’attentato. La valigetta venne poi trovata priva del diario nell’auto di Borsellino. Arcangioli è stato prosciolto perché estraneo ai fatti, ma il mistero è rimasto.