Buona sera signora Patrizia, immagino che oggi l’avremo chiamata in tanti.
“Ho l’orecchio che frigge”.

Può dedicarmi 10 minuti?
“Sono in viaggio per Roma”.

Questa sera, Patrizia Moretti parteciperà a Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro, in onda su La7.

La tragica vicenda di suo figlio è nota. Federico Aldrovandi, la mattina del 25 settembre 2005, dopo una notte di baldoria, prassi assai comune tra gli adolescenti, e non solo, ha trovato la morte, a pochi passi da casa, per mano di 4 poliziotti. Omicidio colposo: l’hanno stabilito un processo di primo grado, la Corte d’Appello, la ribadito la Cassazione. Il 18enne ferrarese è morto per anossia da postura: dopo essere stato immobilizzato a pancia in giù, le mani strette nelle manette, dietro la schiena, il torace è stato schiacciato sull’asfalto da un’eccessiva pressione delle ginocchia degli agenti.

E’ di oggi la notizia che ha querelato Franco Maccari, segretario generale del Coisp.
“E’ verissimo. Perché continua con questo atteggiamento offensivo che non posso tollerare. Quindi querelo. Addirittura, qualcuno ha messo in dubbio che la foto di Federico, presa all’obitorio, allegata agli atti del processo, sia un falso, taroccato da noi per far presa sull’opinione pubblica. Magari fosse vero”.

Prima le strappano un figlio, poi la lotta per la ricerca della verità, i processi, le condanne, la querela per diffamazione da parte del pm Mariaemanuela Guerra, da cui è stata assolta martedì, adesso la provocazione del Coisp e dell’eurodeputato Potito Salatto. Sembra che la sua famiglia non abbia pace.
“Loro continuano a torturarci, con la loro presenza e vengono a manifestare vicino alla famiglia, agli amici della vittima. E’ crudele e disumano. E’ un mese che quel pulmino gira. Il ministro Cancellieri dice che è un atteggiamento non sanzionabile”.

Oggi, il ministro Cancellieri, ha dichiarato che bisogna “punire quelli che sbagliano” e ha avviato un’ispezione per accertare eventuali responsabilità.
“Speriamo. Abbiamo avuto la solidarietà di istituzioni, politici, questori ma non ci ha salvato da minacce, querele, insulti, anche alla memoria di Federico. Anche la manifestazione di ieri, non avrei voluto rispondere ma ho dovuto farlo e lo faccio con i mezzi che ho, la verità che è quella fotografia”.

Cosa prova ogni volta che la deve esibire?
“E’ molto doloroso. Vorrei che mi lasciassero in pace. Ho dovuto rendere pubblico il mio dolore per trovare la verità. Basta così. Adesso, quella parte della mia vita deve tornare privata: Vorrei che questo dolore, che è di tutti, servisse per costruire qualcosa di positivo in memoria di Federico, qualcosa che sia un inno alla vita, lontano da questi avvoltoi disumani ceh ci perseguitano. Tra un po’ li denuncio per stalking”.

Il Senato, inaspettatamente, le ha tributato un applauso e una standing ovation.
“Mi sono commossa. Non sapevo che avessero dedicato un minuto di silenzio a Federico”.

Alla luce di questo gesto, pensa che qualcosa cambierà nelle istituzioni?
“C’è la conoscenza e la pressione dell’opinione pubblica, anche attraverso tutti i mezzi di informazione che abbiamo. Le persone possono farsi un’idea chiara di ciò che accade al di là delle manipolazioni, che sono avvenute anche nel caso di Federico. L’attenzione su questi casi è la prima forma di giustizia. Se non ci fosse stato il lavoro enorme fatto dal nostro avvocato, Fabio Anselmo e da noi, dove le istituzioni sono mancate, se non ci fosse stata l’opinione pubblica, il caso di Fedrerico sarebbe stato insabbiato. Il pm mi ha querelato perché sostenevo che non aveva fatto indagini, la polizia non indaga su se stessa. Le istituzioni non possono più permettersi di lasciare le famiglie da sole ”.

Quando, secondo lei, giustizia sarà fatta?
“Quando la commissione disciplinare toglierà la divisa ai 4 che hanno tolto la vita a mio figlio. Sarebbe una svolta storica, un monito, un esempio per il futuro, perché non ci sia più questo clima di impunità di cui hanno goduto. Pretendendo l’impunità per chi indossa la divisa, generano danno alla polizia. Le istituzioni devono prendere posizione su queste persone. Ci sono molte cose che le istituzioni possono fare, ad esempio l’introduzione del reato di tortura. Deve cambiare la cultura nelle forze dell’ordine”.

Ha detto che vuole costruire in memoria di suo figlio.
“Abbiamo fondato l’Associazione Federico Aldrovandi. Vogliamo che sia un inno alla vita bella e buona. Vogliamo essere di aiuto a tutti quei casi che non devono più ripetersi, vogliamo contribuire a un cambiamento testimoniando questa storia. Basta sangue e violenza”.