Il polmone verde del Pianeta sta andando in fumo e non possiamo stare a guardare. Lo scorso aprile le immagini di Notre Dame in fiamme hanno creato uno straordinario moto d’animo che ha spinto persone in tutto il mondo a piangere e soffrire per Parigi, ma anche a mobilitarsi. Oggi c’è bisogno della stessa voglia di reazione per quello che sta accadendo a quegli ecosistemi unici e irripetibili che non sono stati creati dall’uomo, ma sono fondamentali per la sua sopravvivenza e stanno rischiando di scomparire per sempre.

A causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto e siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno per quello che, non solo è il più grande serbatoio di biodiversità del Pianeta, ma rappresenta uno dei pilastri degli equilibri climatici. Al di sotto di una certa superficie, l’ecosistema forestale amazzonico rischia di collassare perdendo la capacità di fornire quei servizi cruciali per l’umanità come la stabilità climatica, la produzione di ossigeno, l’assorbimento di CO2, la produzione di acqua dolce, il mantenimento della biodiversità e tanti altri ancora.

Da sempre gli incendi in Amazzonia sono stati legati alla deforestazione per l’espansione delle attività agricole e, anche in questa occasione la causa non è differente, come è possibile notare dall’aumento di deforestazione dell’ultimo anno. Un dato che è importante far emergere è che le condizioni della stagione secca quest’anno sono state entro i limiti del normale, per cui non è possibile attribuire al clima la causa dell’aumento degli incendi di quest’anno, rispetto agli anni passati.

L’impatto immediato degli incendi sulla biodiversità significa anche la morte di migliaia di specie vegetali e animali che abitano in questi territori, tra queste specie anche alcune emblematiche come il giaguaro. Non meno importanti sono gli effetti che gli incendi hanno a livello sociale, economico e sulla salute pubblica. I mezzi di sostentamento dei piccoli produttori locali e dei popoli indigeni sono minacciati dall’avanzare delle fiamme.

Sull’emergenza in Amazzonia deve intervenire la comunità internazionale, con una task force dotata dei mezzi necessari per fermare gli incendi. Il Presidente Jair Bolsonaro, con gravissimo ritardo, ha finalmente deciso di schierare  l’esercito per contrastare il fuoco, cosa certamente utile, ma servono corpi specializzati dotati di mezzi idonei ad intervenire in una situazione così complessa ed estesa. La scelta del Presidente Bolsonaro di promuovere uno sfruttamento da lui definito “ragionevole” dell’Amazzonia sta producendo effetti tutt’altro che ragionevoli e che rispecchiano di pregiudicare il futuro di un patrimonio vitale per l’umanità.

Il WWF Italia ha chiesto una presa di posizione precisa  al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al G7 di Biarritz, di farsi portavoce della fortissima preoccupazione della società civile italiana e di proporre una presa di posizione formale degli Stati. Tramite il suo profilo Twitter il presidente Trump ha già annunciato la disponibilità degli USA di mandare uomini e mezzi.

Gli incendi dell’Amazzonia visti dallo Spazio

La Nasa ha pubblicato una foto del satellite evidenziando la vastità dei roghi