Antonio Stano, il pensionato morto a Manduria, nella provincia di Taranto, dopo aver subito vessazioni di ogni tipo, è stato ucciso dall’indifferenza e dall’omertà. Da un paese che probabilmente era a conoscenza dei soprusi (o quanto meno ne aveva il sentore), che lo etichettava come “il pazzo”. Impossibile non sapere che dei ragazzini trascorrevano il loro tempo mettendo in opera delle vere e proprie torture con tanto di minacce, umiliazioni, violenza fisica e scherno nei confronti di un uomo con diversi problemi di salute.

Probabilmente Antonio non è morto a causa della stupidità dei 14 bulli. Forse il pensionato di 66 anni è deceduto per altri motivi (che presto verranno chiariti). Ma ad aggravare la sua situazione, già precaria, ci hanno pensato un gruppetto di ragazzi “protetti” dal silenzio e dall’indifferenza di chi avrebbe dovuto denunciare. Chi avrebbe dovuto raccontare tutto alle forze dell’ordine. E, invece, hanno atteso che Antonio non uscisse più di casa per segnalare la situazione alle autorità competenti. Hanno aspettato che Antonio si barricasse in casa poiché terrorizzato da quei ragazzi, ora indagati per omicidio preterintenzionale, stalking e rapina.

“Stasera andiamo dal pazzo”, dicevano. Poi riprendevano quelle torture. Tutti sapevano, nessuno parlava mentre Antonio, giorno dopo giorno, moriva dentro. “Ci annoiavamo”, per questo lo picchiavano, senza alcun motivo. Un fallimento per le famiglie dei giovani indagati, come ha spiegato la mamma di uno degli indagati a Repubblica.

Da giorni mi è crollato tutto addosso. Di una cosa sono certa: io non sono la mamma di un mostro. Come genitori abbiamo fallito. Non siamo riusciti a indicare la linea di confine tra il bene e il male [...] Cominciamo a domandarci che fanno i ragazzi in un centro come questo. Non c’è niente, stanno in giro, davanti ai bar, ha chiuso anche il campo dell’oratorio perché ci sono i lavori. Passano male il loro tempo, ho letto che qualcuno ha parlato di noia ma secondo ma la questione è diversa: nessuno si occupa di loro. Forse nemmeno noi, non lo so, io ho pensato sempre di essere una brava mamma, che mio figlio era straordinario. Ha sbagliato, doveva fare qualcosa che non ha fatto. Arrabbiarsi, dire agli amici di smetterla. Non è stato forte abbastanza. Ma anche noi genitori non abbiamo fatto quello che dovevamo. Mi dispiace, che disastro.