Il gip del Tribunale di Taranto non ha convalidato i fermi dei due ragazzi maggiorenni accusati di aver picchiato l’anziano di 66 anni, Antonio Stano, morto dopo essere stato preso di mira da un gruppo di bulli. Il giudice, invece, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere condividendo, di fatto, l’accusa della Procura anche in relazione al reato di tortura. Sulla stessa linea il Gip minorile che ha ritenuto di incarcerare i sei minori coinvolti nel caso.

Secondo il Gip i ragazzi sarebbero troppo pericolosi: nell’ordinanza parla di “totale inaffidabilità e completa assenza di freni inibitori”, così come mostrano alcuni video delle aggressioni. Quelli in cui Antonio Stano, abbandonato da tutti, doveva difendersi da solo contro un branco che lo insultava, lo picchiava e lo denigrava.

Secondo il giudice, tra l’altro, i nuclei familiari dei due incriminati “hanno dato prova di incapacità a controllare ed educare i due giovani”. Per tutte queste ragioni non sono stati concessi i domiciliari.

Stano è stato fatto oggetto di un trattamento inumano e degradante, braccato dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e disorientamento, costretto a invocare aiuto per la paura e l’esasperazione di fronte ai continui attacchi subiti e, di più, ripreso con dei filmati (poi diffusi in rete nelle chat telefoniche) in tali umilianti condizioni. Giravano in rete (su YouTube e sulle chat degli indagati e dei loro amici) filmati che riprendevano i maltrattamenti in danno dello Stano e che erano divenuti merce di scambio tra i diversi giovani che li ricevevano sui loro telefoni o vi si imbattevano in Internet.

E infine:

Non vi è dubbio che nel caso in esame le condotte poste in essere dagli odierni indagati e dai loro coindagati minorenni sono state perpetrate in danno di un soggetto affetto da disabilità mentale che viveva in un evidente stato di abbandono, di disagio sociale e che, pertanto, versava in un chiaro stato di minorata difesa.