Due impianti del colosso petrolifero saudita Aramco, nell’est del Paese, sono stati attaccati dai droni: dimezzata la produzione. I raid sono stati ufficialmente rivendicati dai ribelli yemeniti della Repubblica islamica, ma per Pompeo “non c’è alcuna prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen”.

Gli Usa puntano il dito contro Teheran per gli attacchi con droni contro due importanti raffinerie saudite. L’America si dice “pronti a impiegare le riserve petrolifere strategiche, se necessario, per compensare qualsiasi interruzione dei mercati petroliferi” e Donald Trump ha telefonato al principe ereditario saudita Mohammad bin Salman “per offrire il suo sostegno all’autodifesa dell’Arabia Saudita” e “condannare fortemente l’attacco a importanti infrastrutture energetiche”.

L’attacco ha dimezzato la produzione petrolifera saudita. Riad ha infatti fermato temporaneamente la produzione nelle due raffinerie saudite della Aramco, interrompendo circa metà della produzione totale della società, circa il 5% della produzione giornaliera mondiale.

ìGiganteschi incendi si sono sprigionati quando gli ordigni sganciati dai velivoli senza pilota – una decina secondo la rivendicazione degli stessi Houthi mentre solo 2 per il governo saudita – si sono abbattuti nelle prime ore di sabato sulla raffineria di Abqaiq, la più grande del mondo, e sul giacimento di Khurais. Le fiamme ora sono sotto controllo e la televisione Al Arabiya ha detto che non si registrano vittime.