C’è un arresto, smentito. E un ricercato per l’attentato dinamitardo di lunedì alla storica maratona di Boston che ha provocato 3 morti e 180 feriti (foto by Infophoto). Se c’è una svolta nelle indagini sulla ricerca dell’attentatore, la polizia americana sta cercando di non farla trapelare, smentendo puntualmente tutte le indiscrezioni comparse sulla stampa locale e nazionale. La ricerca di sicuro continua, mentre si cerca di capire se si sia trattato dell’attacco di un nemico esterno o interno.

Ci sono dei sospetti, però, le cui immagini comparse nei video e nelle foto fatti dalla gente alla maratona, hanno  colpito l’attenzione degli inquirenti. Oltre al famoso “uomo sul tetto”, comparso su Twitter, ci sarebbe anche un uomo – un maschio bianco di corporatura media, con indosso una giacca nera e un berretto da baseball in testa  - con una borsa scura che si allontana dal luogo della seconda esplosione dopo aver deposto un pacco e parlando al telefono.    

Le fonti investigative, intanto, sembrano ottimiste.  L’Fbi continua le analisi su quel che resta degli ordigni e smentisce i collegamenti con la lettera al veleno inviata al presidente Obama, per la quale è già stata fermata una persona. Confermate le pentole a pressione, riempite di esplosivo, biglie e chiodi per fare più danni possibile. Si tratterebbe di pentole di una marca spagnola, molto comuni negli Stati Uniti. Resta da capire chi e perché le abbia sistemate sul tracciato della gara, uccidendo un bambino di 8 anni, una 29enne e una studentessa cinese.