C’è troppa serenità nella vita politica italiana – avranno pensato i parlamentari del Pdl che, questa mattina, hanno invaso pacificamente il Tribunale di Milano per protestare contro il presunto accanimento giudiziario ai danni del capo Silvio Berlusconi – proviamo a movimentarla un po’. E così, mentre il paese assiste impotente alla nazionalizzazione delle industrie di lana caprina da parte di Grillo e Pd, il centrodestra decide di iscriversi alla baraonda, rispolverando il classico repertorio anti-magistratura e picchettando il Tribunale proprio davanti all’aula dove si celebra il processo Ruby.

Secondo Angelino Alfano (foto by InfoPhoto) – accolto da un “Fratelli d’Italia” da brivido intonato dai compagni di partito – il Pdl vuole “difendere il proprio leader, la propria storia, la democrazia del nostro paese e le istituzioni repubblicane, che a nostro avviso sono sotto attacco, perché si vuole eliminare per via giudiziaria il leader politico più votato degli ultimi vent’anni” (nonché il più grande premier degli ultimi 150, ndr). In realtà, come si sottolinea da più parti, l’iniziativa del Pdl muove non soltanto dalla volontà, evidentemente reale, di far scudo attorno al loro malaticcio leader, ma anche dall’esigenza di tornare a far sentire forte e chiara la propria voce, in un momento in cui il futuro politico del paese sembra tutto compreso nello stucchevole braccio di ferro tra piddini e cinquestellati. L’idea di venir tagliati fuori dal centro-comandi spaventa quasi quanto quella di fare a meno di Berlusconi. Domani, Angelino Alfano incontrerà Giorgio Napolitano, definito non a caso “presidente della Repubblica e del Csm”, per esporgli il punto di vista Pdl sulla faccenda.

Per la cronaca, i 150 parlamentari hanno tolto l’assedio al Tribunale e una nutrita delegazione degli stessi è arrivata in questi minuti al San Raffaele, dov’è ricoverato Silvio Berlusconi. Dopo l’occupazione, il pellegrinaggio. Nel frattempo, dopo il declassamento di Fitch e i dati diffusi da Istat, Piazza Affari sprofonda.