Il piccolo Giuseppe poteva salvarsi. Secondo una prima ricostruzione, ci sarebbe un buco di due ore tra quando l’uomo – poi accusato dell’omicidio del figlio della sua compagna – avrebbe telefonato a sua madre e quando quest’ultima avrebbe raggiunto la casa della tragedia per poi chiamare i soccorsi. Non è chiaro, tra l’altro, quale sia la posizione della madre del piccolo, se fosse o meno presente al momento dell’aggressione. 

È agghiacciante il quadro che emerge in queste ore: la madre potrebbe essere stata presente nel momento della tragedia, quando il suo fidanzato – per motivi futili – ha pestato il piccolo Giuseppe. Ma lei non avrebbe fatto niente per difendere il bimbo, nemmeno quando questo ha perso i sensi. In altre parole, si sarebbe potuto salvare se solo fosse intervenuta in tempo, fermando la furia dell’aggressore.

Tutte ricostruzioni ancora da verificare ma che, se venissero confermate, aggraverebbero la posizione della donna. Perché non è intervenuta (qualora fosse stata presente, così come emerge in queste ore)?

Come riportato dal quotidiano “Il Mattino”, alle 10 di domenica mattina l’uomo avrebbe chiamato a casa della sorella e avrebbe parlato con sua madre (poi giunta a casa della coppia qualche ora dopo). Frequenti sarebbero stati i litigi tra i due ma nessuno avrebbe mai potuto pensare che un giorno quell’uomo potesse fare del male al piccolo Giuseppe.