Il patrigno ammette le sue responsabilità e, davanti al giudice (che, a seguito dell’udienza di convalida, ha emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere), spiega:

Li ho colpiti con calci, pugni e una scopa.

Il bimbo di 7 anni di Cardito è stato ucciso mentre la sorellina è riuscita a salvarsi: è stata lei la prima a fare il nome dell’uomo, compagno della madre. Da chiarire, invece, il ruolo della madre dei bimbi: sembrerebbe che fosse presente al momento dell’aggressione e che abbia tentato, invano, di fermarlo. A chiamare i soccorsi, però, non sarebbe stata la donna bensì la madre di lui, accorsa nel loro appartamento nella tarda mattinata. Per Giuseppe, però, era troppo tardi. Se solo la madre fosse intervenuta prima, forse si sarebbe potuto salvare.

“Volevo bene ai ragazzi come fossero miei ma quando hanno distrutto la cameretta, in particolare la sponda del letto acquistata con tanti sacrifici, ho perso la testa [...] Ho colpito i bambini con calci, pugni e col manico della scopa. Ho perso la testa, sono distrutto”, queste le parole del 24enne al giudice. L’uomo, poi, ha tentato di difendere la compagna, madre dei bambini, spiegando che avrebbe tentato di fermare, invano, la sua furia.

A non essere chiaro è un “buco” di due ore tra la chiamata dell’omicida alla madre e il suo arrivo nel loro appartamento (quando sono stati chiamati i soccorsi). Secondo il “Corriere della Sera”, tra l’altro, i bambini non volevano stare a Cardito con il compagno della madre: perché? “Facci restare qui, vogliamo rimanere con te, non vogliamo cambiare casa” avrebbero detto i piccoli alla nonna.