Il caos accaduto a Boston ha di fatto colpito anche tutti gli italiani presenti nella città americana, chi per motivi legati proprio alla maratona, chi invece cittadino stabile della medesima località. Nessuno dei 227 italiani risulterebbe, al momento, tra i morti e i feriti.

Le testimonianze, comunque, sono agghiaccianti: “Sono barricata in albergo, c’è il terrore di altre esplosioni: la polizia non vuole che usciamo. Le bombe? Io sono passata in quel punto 10 minuti prima che esplodessero. Sono sotto choc…”. Le parole di Tite Togni, bresciana, insegnante di yoga, devono far riflettere: “Sono salva, sono con mio figlio” è la prima cosa che vuole dire tutto d’un fiato a Corriere.it.

Il consolato italiano a Boston, che sta lavorando a stretto contatto con l’Unità di crisi del ministero degli Esteri, ha attivato tutto ciò che serve affinché si possa garantire l’assistenza ai connazionali: “Ho sentito un rumore enorme, la festa si è trasformata in terrore e non ho più pensato a finire la gara – le parole di Paolo Rossi, 48 anni, pistoiese, a Sky Sport 24 – ma della corsa ovviamente non m’importa, sono ore che piango. Eravamo una sessantina e per quel che risulta a me stiamo tutti bene. Quanto agli italiani arrivati a Boston con altre agenzie, non ho elementi per dire niente di certo”.

Chi ha avvertito molto bene la prima deflagrazione è stato Salvatore Giansiracusa, romano che si trovava a soli 100 metri dal traguardo: “Essendo di Roma, ho pensato al colpo di cannone di Castel Sant’Angelo di mezzogiorno e mi sono detto: “Ma che fanno, festeggiano così?’”Il tempo di fare questo pensiero e ho sentito un altro botto. È stata una cosa incredibile – precisa – ho visto persone che uscivano da un angolo, un cassonetto aperto, una ragazza caduta a terra. A quel punto sono andato via aiutando altre persone a scappare e ho capito quello che stava succedendo”.