126 voti a favore, 116 contro e 10 (fondamentali) astenuti: il Senato ha detto l’ok a procedere contro Roberto Calderoli, accusato di aver diffamato l’ex ministro dell’integrazione Cécile Kyenge del governo Letta.

Respinta invece l’accusa di istigazione all’odio razziale: la votazione è avvenuta in due tranche separate su richiesta avanzata dal relatore Lucio Malan, mentre Luigi Zanda, capogruppo Pd, aveva chiesto che la sessione di voto fosse rinviata per altri approfondimenti, visto anche l’avviato procedimento penale a carico di Calderoli.

Inizialmente la Giunta delle immunità parlamentari del Senato si era detta contraria a fornire l’autorizzazione a procedere. Dopo la decisione di febbraio il Pd aveva chiesto una nuova discussione prevista per marzo, ma nel frattempo presso il Tribunale di Bergamo aveva avuto inizio il processo. Verso la fine di giugno sia la Kyenge che Calderoli avrebbero dovuto testimoniare davanti al giudice, ma il senatore leghista non si era presentato in aula.

Le offese relative l’accusa rivolta al senatore della Lega Nord risalgono a luglio del 2013. A Treviglio il politico impegnato in un comizio affermò che non riusciva a non pensare a un orango di fronte all’immagine del ministro per l’integrazione. Queste le sue parole: “Amo gli animali ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango”. L’allora ministro aveva replicato ribadendo la gravità dell’accaduto: “Non la prendo come un’offesa personale, ma mi rattrista per l’immagine che diamo dell’Italia“.

Calderoli aveva poi affermato di essersi scusato personalmente al telefono con la politica, ma a quanto pare tutto ciò non sarebbe stato sufficiente a bloccare la denuncia per diffamazione. Il senatore leghista un anno dopo rincarò la dose accusando il padre della Kyenge di avergli fatto una macumba: “Sei volte in sala operatoria, due in rianimazione, una in terapia intensiva, è morta mia mamma e nell’ultimo incidente mi sono rotto due vertebre e due dita: forse è il caso di mandare un messaggio distensivo a papà Kyenge per chiedergli la revoca del rituale che mi fece“.