Non ce la fa più ma resiste. Lui si chiama Francesco, è il proprietario di un bar di Palermo che ha detto no al pizzo. La risposta della mafia è stata forte: una rapina al mese. Nel corso dell’ultimo assalto, si sono presentati in sette, armati e incappucciati terrorizzando camerieri e turisti per accaparrarsi appena 500 euro, come scrive il Corriere.it. Francesco, tra l’altro, fino a due anni faceva l’esperto di cronaca nera al “Giornale di Sicilia”: poi la morte del padre per un infarto che lo ha costretto ad occuparsi dell’attività di famiglia, non potendo lasciare da soli “i 35 dipendenti che lavoravano lì”. Lasciando il giornale, giurò a se stesso che “mai avrebbe pagato il pizzo”.

Da quel momento è stato un susseguirsi di rapine, quasi una al mese: “Quello che facevano padri e nonni, che non erano mafiosi, ma soggiacevano, oggi non si può più fare e non si deve fare” ha tuonato. L’ultimo assalto, però, lo ha scosso: “Mi inquietano le modalità di questi novelli magnifici sette. Sapevano che avrebbero racimolato poco perché i soldi vanno automaticamente in cassaforte”. Queste le parole del proprietario del bar di Palermo al Corriere.it:

Sono un palermitano normale. Non punto il dito contro chi paga il pizzo, so che è difficile resistere. Ma non riusciremo a fare crescere bene i nostri figli continuando a piegarci [...] Non mi spezzo, dicevo tra me e me mentre sparecchiavo i tavoli, facevo accomodare i clienti, grazie e prego. Non mi spezzo. Ma guardiamoci in faccia: sono davvero in grado, intimamente dico, di mantenere fede all’impegno? Di amare, onorare e rispettare il bar finché morte, mia o sua, non ci separi?