Ci sono voluti anni per riportare l’ex terrorista Cesare Battisti in Italia dove dovrà scontare la pena dell’ergastolo. Per lui si aprono le porte del carcere di Oristano: “Ora so che andrò in prigione” ha detto l’uomo ai funzionari dell’Antiterrorismo che l’hanno scortato in pista, allo scalo romano di Ciampino, davanti ai Ministri Salvini e Bonafede.

È sceso dall’aereo senza manette, per nulla afflitto. Quasi sorridente, consapevole, però, che stavolta rischia grosso con tanto di isolamento diurno per sei mesi. Durante il viaggio, tra l’altro, non avrebbe mostrato alcun segno di disperazione: sarebbe stato tranquillo e avrebbe persino dormito. Ora rischia l’ergastolo ostativo, ovvero non potrà ottenere benefici nell’esecuzione della pena, come spiega il procuratore generale di Milano e il sostituto Pg che, in queste ore, indagano per ricercare i suoi fiancheggiatori. Chi lo ha aiutato? Chi ha facilitato la sua latitanza?

Battisti dovrà scontare la sua pena fino all’ultimo, per tutto ciò che ha fatto, per il male che ha fatto al nostro Paese. Parla di “giornata storica per l’Italia” Matteo Salvini mentre Conte sottolinea che questo arresto è frutto di un “grande lavoro di squadra con intelligence, polizia e Interpol, a tutti i livelli”.

Battisti deve pagare per quattro omicidi, due commessi materialmente, due in concorso. Una vita in fuga… almeno fino ad oggi.