Pare che le ultime parole di Hugo Chávez siano state “non voglio morire”. L’annuncio in diretta televisiva del suo vice Nicolas Maduro, che reggerà il governo, in mano al caudillo da ben 4 mandati, fino alle prossime elezioni, tra poco meno di un mese. La figlia del comandate che gli dá l’estremo saluto con un twit, “hasta siempre, papìto mio”. Il flusso continuo di venezuelani, giorno e notte, per rendere omaggio alla salma, il desiderio di imbalsamarla come quella di Lenin, la bara vuota ai funerali, perché il corpo sarebbe a Cuba, dove sarebbe effettivamente spirato, secondo la stampa spagnola.

Ma il mistero, e le polemiche, già aleggiavano sul defunto oligarca venezuelano, appena chiusi gli occhi per sempre. I suoi fedelissimi, infatti, hanno, immediatamente, gridato al complotto. Il dito puntato contro l’impero del male, i capitalisti Stati Uniti. Lo stesso Chávez, 2 anni fa, già malato di tumore, asseriva che c’era la possibilità che gli Usa avessero approntato “una tecnologia per indurre il cancro”, senza per questo accusare nessuno. Il presidente venezuelano insisteva su “fatti molto strani e difficili da spiegare”. Elenco dei Paesi latinoamericani alla mano, aveva passato in rassegna tutti i capi di Stato.

Il primo della lista è Fernando Lugo, classe 1951, ex vescovo cattolico, eletto presidente del Paraguay nel 2008 e destituito nel 2012 per impeachment, malato di cancro linfatico dal 2010. Dilma Roussef, attuale presidente del Brasile, operata per un linfoma nel 2009. A Luiz Inacio Lula da Silva, predecessore della Roussef, è stato diagnosticato un tumore alla gola nel 2011. Cristina Fernández de Kirchner, presidente dell’Argentina, è malata di cancro alla tiroide dal 2011. Un caso a parte, il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, operato, nell’ottobre del 2012, di cancro alla prostata e, ora, completamente guarito.

All’annuncio della morte di Chávez, Vladimir Putin ha assicurato che la collaborazione commerciale russo-venezuelana continuerà senza scossoni. E, stando alle cronache, di complotti e veleni da quelle parti se ne intendono. Nel 2006, l’agente dei servizi segreti russi Aleksandr Litvinenko, annunciava, dal suo letto di dolore, in un ospedale londinese, di essere stato avvelenato con un té al polonio-210, in un sushi bar di Piccadilly Circus e puntava il dito proprio contro Putin, responsabile, secondo lui, anche dell’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja, in qualità di mandante. Il 23 novembre 2006, la spia russa smetteva di respirare.

Anna Poitkovskaja, cronista della Novaja Gazeta, testata che conta diversi morti tra i propri inviati, viene assassinata nell’ascensore del suo palazzo, a Mosca, il 7 ottobre 2006, da un sicario. La giornalista era considerata una penna scomoda perché indagava sulla questione cecena. Due anni prima, nel settembre del 2004, mentre si sta recando in Ossezia, per raccontare la tragedia della scuola di Beslan, viene avvelenata ma sopravvive.

Torniamo a Chávez. A piangere l’amico fraterno, anche, il leader maximo, Fidel Castro, per anni oggetto di attentati tanto che a Cuba si racconta che cambiasse residenza ogni 2 mesi. La leggenda narra che avrebbe subito più di 200 attentati. Provato dagli acciacchi dell’età, compirà 87 anni il prossimo 13 agosto, ha lasciato la reggenza del Paese nelle mani del fratello Raul. Lo si vede poco in pubblico ed è costantemente sotto controllo medico. Quando, anche per lui, arriverà la signora con la falce, si griderà al complotto?