Cominciamo dalla sigla. Ior significa Istituto per le opere di religione. E’ l’organismo finanziario della Città del Vaticano. Da un punto di vista dei tempi della Chiesa, si tratta di un’istituzione recente. Lo Ior è stato fondato nel 1942 da papa Pio XII; prese il posto della vecchia Amministrazione delle opere di religione, che venne costituita nel 1887 da Leone XIII.

La funzione istituzionale dello Ior è custodire e amministrare i beni mobili e immobili, affidati all’Istituto da persone fisiche o giuridiche, destinati ad opere di religione o carità. Lo Ior è quindi un istituto bancario, ma non la banca centrale del Vaticano, che è un ente a parte e si chiama Amministrazione del patrimonio della sede apostolica.

Istituzionalmente anche i proventi degli investimenti devono essere destinati ad opere di religione e carità. La gestione è affidata a professionisti del settore. Il presidente, che può anche essere un laico, riferisce direttamente ad un collegio di cinque cardinali e al Papa.

Lo Ior non ha mai operato in condizioni di trasparenza. Solo dalla fine del 2013 il bilancio verrà pubblicato su un sito web dell’istituto, di prossima apertura. L’annuncio è stato dato il 15 maggio, in seguito ad uno dei primi impulsi riformatori dati da papa Francesco (foto by InfoPhoto). Fino ad oggi, solo il pontefice e i suoi stretti collaboratori sono stati a conoscenza di dati e movimenti sulla banca.

Nel corso dei decenni lo Ior è stato soggetto a gestioni molto spregiudicate, godendo del vantaggio di risiedere in uno Stato sovrano che non aderiva ai vincoli esistenti sugli istituti di credito nel circuito ordinario internazionale. Solo nel 2009 il Vaticano ha aderito ad una convenzione monetaria con l’Unione europea. Alla fine del 2010 sono state introdotte norme antiriciclaggio. E alla fine del 2013, parallelamente alla pubblicazione del bilancio, la Santa sede aderirà agli standard internazionali in materia.

Ma il passato è molto oscuro. Ancora ai tempi dell’Amministrazione delle opere di religione, grazie ai Patti lateranensi firmati dal Papa col regime fascista, furono consistenti gli investimenti nell’intera economia italiana, sotto la direzione di Bernardino Nogara, il quale operò da banchiere puro e realizzò molti profitti rivendendo all’Iri le quote delle banche italiane distrutte dalla crisi economica.

Negli anni ’60 e ’70 si raggiunsero i punti più bassi con le speculazioni sui mercati finanziari e immobiliari e soprattutto con le relazioni intrattenute con Michele Sindona e con i paradisi fiscali. Sotto la direzione dell’arcivescovo Paul Marcinkus, nominato nel 1971 da Paolo VI, lo Ior divenne il maggior azionista del Banco Ambrosiano, diretto da Roberto Calvi. Nel 1978 cominciarono le indagini della Banca d’Italia sull’Ambrosiano, e già allora si notarono molte operazioni oscure. Arrivò il fallimento del Banco nel 1982 (a cui seguì il ritrovamento del cadavere di Calvi a Londra). Le indagini scoprirono lettere di garanzia (in termine tecnico patronage) compilate da Marcinkus in favore di Calvi che permisero di confermare il collegamento tra lo Ior e molte società fittizie con sede nei paradisi fiscali, come Panama, Lussemburgo e Liechtenstein. Il Banco Ambrosiano fallì con un buco di circa due miliardi di dollari.

Nel 1987 Marcinkus fu indagato in Italia per concorso in bancarotta fraudolenta. Il Tribunale emise un mandato di cattura contro di lui e altri due dirigenti dello Ior. Ma Marcinkus godeva d’immunità diplomatica e i dirigenti si rifugiarono nei confini vaticani. La Cassazione dovette invalidare il provvedimento, riconoscendo l’immunità.

Lo Ior non ammise mai responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano. Tuttavia nel 1984 versò ai creditori 406 milioni di dollari a titolo di contributo volontario.

Nel 1990 Giovanni Paolo II cambiò lo statuto dello Ior. Tuttavia negli anni successivi diverse procure italiane indagarono sulle attività recenti della banca e i legami di questa con diversi istituti di credito italiani in merito a sospette operazioni di riciclaggio. Nel 2009 venne iscritto nel registro degli indagati il presidente Ettore Gotti Tedeschi. Quest’ultimo si è dimesso nel 2012 dopo lo scandalo Vatileaks, la fuga di documenti riservati vaticani.

Il presidente in carica è il tedesco Ernst von Freyberg, nominato il 15 febbraio 2013 da Benedetto XVI, in uno dei suoi ultimi atti prima delle dimissioni da pontefice.

Oggi la notizia dell’arresto di un membro ecclesiastico in un’altra indagine della Procura di Roma sullo Ior.