Il presidente americano, Barack Obama, nella giornata di ieri ha incontrato alla Casa Bianca il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e al termine dell’incontro ha dichiarato che vuole risolvere la crisi nordcoreana via diplomatica, ma “basta minacce, altrimenti saremmo costretti a prendere in considerazione ogni misura necessaria per difendere gli Stati Uniti e i suoi alleati”.

Sempre al fianco del sudcoreano Ban Ki-moon, il presidente statunitense ha detto che il regime di Kim Jong-un continua a minacciare Seul e Tokyo; queste minacce, ha fatto capire Obama, sono avvertimenti agli Stati Uniti. Washington, che ha accordi di difesa con i due paesi, interverrà immediatamente se saranno colpiti Sud Corea e Giappone.

Il New York Times intanto ha pubblicato un rapporto del Pentagono, precisamente dalla Defense Intelligence Agency (DIA), in cui viene definita “moderata” la convinzione che Pyongyang sarebbe in grado di produrre ordigni nucleari da poter essere inseriti in missili balistici. Sempre dal Pentagono è stato fatto sapere al Congresso che è “inesatto” dire che il regime della Corea del Nord abbia “pienamente testato, sviluppato o dimostrato” la tecnologia nucleare per un’azione di guerra, dubbi che vengono confermati dalla Corea del Sud.

Gli Stati Uniti hanno sollecitato anche il grande finanziatore della dittatura nordcoreana, la Cina, e a tal proposito un alto responsabile dell’amministrazione americana che era in visita a Seul con il nuovo segretario di Stato, John Kerry, ha dichiarato: ”La Cina ha un enorme interesse nella stabilità e l’intento incessante della Corea del Nord di dotarsi di un missile nucleare armato è nemico della stabilità. Tutto questo affida a noi e ai cinesi un comune pressante obiettivo per la denuclearizzazione”.