Nessun aggiornamento al sito internet e nessuna pubblicazione: il Corriere della Sera si ferma per due giorni, mercoledì 20 marzo e giovedì 21; è la forma di protesta indetta dal comitato di redazione per contrastare il piano di ristrutturazione dell’azienda, che tra le altre cose prevede la dismissione della storica sede di via Solferino e il taglio di 110 giornalisti.

Un’edicola senza il Corriere della Sera. Strano a dirsi, ma è tutto vero. Ad annunciare lo sciopero è stato lo stesso CdR con una nota apparsa sul sito internet del giornale: “Il Corriere della Sera non sarà in edicola, il sito online non sarà aggiornato, e non usciranno tutti gli inserti settimanali – si legge nella nota diramata – i giornalisti del Corriere con questi scioperi respingono nettamente il piano di ristrutturazione presentato dalla direzione aziendale che prevede una riduzione dell’organico di 110 giornalisti su un totale di 355, il taglio di parti rilevanti delle retribuzioni effettive, la possibile vendita di sedi e riduzioni di pagine. Meno giornalisti, meno risorse significano semplicemente un Corriere meno autorevole e meno autonomo”.

Secondo il Cdr il piano appare addirittura suicida, visto che il Corriere tuttora presenta i conti in attivo e solo qualche giorno fa ha assunto due giornalisti: “Il Comitato di redazione ha sempre accettato di discutere con l’azienda su come razionalizzare i costi e, soprattutto, su come aumentare i ricavi – conclude la nota – quello presentato ieri non è un piano di ristrutturazione, ma semplicemente un grossolano e inaccettabile intervento che mira alla distruzione del Corriere della Sera. Il Cdr continuerà a denunciare come alcune politiche aziendali (ad esempio l’acquisto del gruppo editoriale spagnolo Recoletos, che ha causato centinaia di milioni di debiti) abbiano portato all’attuale situazione della Rcs MediaGroup. Senza quelle scelte il gruppo avrebbe le risorse necessarie per affrontare la crisi. Il difficile momento che attraversa il settore dell’editoria richiede azionisti e manager all’altezza di un giornale come il Corriere della Sera”.