La crisi di Governo aperta da Matteo Salvini e le scadenze dell’Italia in Europa propone diversi scenari prima delle elezioni da celebrare a ottobre 2019. Tutte le forze politiche si dicono pronte a una nuova campagna elettorale, un ritorno alle urne chiesto già da qualche mese da Fratelli d’Italia ma che nelle ultime ore vede tutti concordi dalla Lega con Salvini che si candida premier al Partito Democratico, i 5 Stelle e Forza Italia.

Ma se la politica è pronta alla sfida e ad alzare i toni, come se si fossero mai abbassati. Quello che preoccupa invece sono i tempi che potrebbe avere il nuovo governo per evitare l’innalzamento dell’Iva e la manovra di bilancio e fiscale.  L’Italia nei prossimi mesi è infatti chiamata a rispettare una serie di scadenze con l’Europa e l’aver un governo di transizione non agevolerà la situazione.

Il 13, il 20 o il 27: sono queste le tre domeniche d’ottobre in cui, se si andrà a elezioni anticipate dopo la crisi di governo e la rottura tra Lega e M5S, gli italiani potrebbero essere chiamati al voto.

Tutto dipende da quali saranno le decisioni delle prossime ore, se i presidenti di Camera e Senato richiameranno i Parlamentari al lavoro anche nella settimana di Ferragosto.

Dallo scioglimento delle camere poi devono trascorrere almeno 45 giorni (e massimo 70) per andare alle urne. Tempo dettato sia dalla Carta sia dalla legge per l’indizione dei comizi elettorali. In realtà, però, servono almeno 60 giorni dallo scioglimento delle Camere al momento del ritorno al voto, questo per consentire l’adempimento delle procedure necessarie per il voto degli italiani all’estero.

Chi gestirà lo Stato in questi mesi? Potrebbe essere un governo di tecnici chiamato alla transizione oppure lo stesso governo di Conte che però sarebbe tenuto solo all’amministrazione ordinaria senza nessun potere sulla programmazione futura. Tra le urgenze da scongiurare c’è il blocco di i 23 miliardi di aumenti Iva già stabiliti per legge, che scatteranno dal primo gennaio se non si riuscirà a trovare misure alternative. Inoltre Bruxelles attende la bozza delle legge di bilancio per  metà di ottobre, mentre il disegno di legge vero e proprio va presentato alle Camere entro il 20 ottobre. Prima però andrebbe rivisto il quadro macroeconomico, con la nota di aggiornamento al Def, (entro il 27 settembre) e andrebbe anche approvato (all’appello manca ancora il voto della Camera) l’assestamento di bilancio

In tutto questo Luigi Di Maio torna a chiedere il taglio dei parlamentari: ”c’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. E’ una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l’opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani. Il mio è un appello a tutte le forze politiche in Parlamento: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto”