La crisi in Yemen potrebbe presto trasformarsi in una guerra civile. E’ questo il grido di allarme lanciato dall’ONU, nella persona del suo emissario Jamal Benomar durante una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza. Gli attentati di Sanaa hanno infatti sancito l’ingresso dell’ISIS in uno scenario già drammatico, con le forze sciite degli Houti da un lato, Al Qaeda dall’altro e il legittimo governo di Abd Rabbo Mansour Hadi preso tra i due fuochi, ora appunto diventati tre, e costretto dall’avanzata degli Houti a rifugiarsi nella roccaforte di Aden, nel sud del paese.

E la situazione rischia di degenerare, dopo la decisione presa dalle autorità militari britanniche e americane di abbandonare il paese. “A causa del deteriorarsi della situazione di sicurezza nello Yemen, il governo americano ha temporaneamente ricollocato il personale rimasto al di fuori del Paese“, queste le parole del portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jeff Rathke. Gli Stati Uniti, così come il Regno Unito, temono che l’escalation possa presto trasformare lo Yemen in un’altra Siria. L’ONU, che sostiene la legittimità del presidente Hadi (così come le monarchie sunnite del Golfo, prima fra tutte quella dell’Arabia Saudita), ha invitato tutti gli Stati membri “ad astenersi da qualsiasi ingerenza che possa alimentare il conflitto ed aggravare l’instabilità”: un’allusione evidentemente rivolta soprattutto all’Iran, che ha finanziato e sostenuto l’azione delle milizie sciite degli Houti nel golpe del gennaio scorso e in tutte le loro successive azioni e rivendicazioni.

Nel frattempo, i miliziani hanno preso il controllo di alcuni quartieri di Taez, terza città yemenita in ordine di grandezza, compreso quello dell’aeroporto militare e di alcune strutture governative. Gli abitanti di Taez sono scesi in piazza per protestare contro l’invasione da parte degli Houti: uno dei manifestanti è stato poi ucciso dai miliziani. Taez si trova a circa 250km a sud est di Sanaa, sulla direttrice che porta ad Aden, ed è perciò considerata un punto strategico della battaglia dei ribelli Houti.