Il professor Francesco Coppoli non è nuovo alla diatriba riguardante la presenza del crocifisso in aula. Già nel 2009 il docente di italiano e storia era stato punito per aver rimosso il simbolo religioso dal locale in cui insegnava.

E anche questa volta, riguardo a un analogo caso avvenuto pochi mesi fa, è arrivata una sospensione dal servizio per 30 giorni, accompagnata dal mancato pagamento dello stipendio. Entrambe le decisioni dell’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria hanno riguardato le scelte di Coppoli in due istituti di Terni, il Casagrande nel 2009 e il Sangallo per geometri quest’oggi.

Sei anni fa era arrivata la denuncia per insubordinazione al Consiglio della Pubblica Istruzione in seguito a un violento alterco con il preside.
Coppoli aveva avuto un altro braccio di ferro con le autorità quando in un’occasione separata aveva fermato l’ingresso dei cani antidroga nella sua aula nel corso di un’operazione della polizia. Il docente aveva lamentato l’assenza di un mandato e aveva descritto il gesto come un “atto di repressione”.

La sospensione verrà attuata nel periodo tra l’8 aprile e il 7 maggio. Una sentenza che viene contestata dal professore che ricorda per un’analoga rimozione di crocifisso in aula un collega di Trieste, Davide Zotti, aveva subito una condanna molto più lieve e aveva potuto esporre le proprie motivazioni.

Coppoli afferma di essere stato accusato di violenza e di danneggiamento della parte cui era affisso il crocifisso, descritti negli atti come “una violazione dei doveri connessi alla posizione lavorativa cui deve essere improntata l’azione e la condotta di un docente”. Per quanto riguarda la parete l’insegnante di italiano e storia rivela di aver riparato il buco affiggendo un’immagine della Costituzione italiana.

I Cobas della scuola hanno diffuso un comunicato stampa in cui esprimono solidarietà nei confronti del professore e auspicano una revisione della sentenza: “Nel provvedimento si riconoscono varie irregolarità commesse dal dirigente scolastico nel far tassellare a oltre tre metri i simboli religiosi, ma la motivazione per un provvedimento disciplinare così grave è superficiale e generica: togliere un crocefisso, che non dovrebbe trovarsi nelle aule, costituisce per l’Ufficio scolastico ‘una violazione dei doveri connessi alla posizione lavorativa cui deve essere improntata l’azione e la condotta di un docente’.

Nel nostro Paese nel 2015 è ancora vietato rivendicare la separazione tra Stato e Chiesa e chiedere spazi educativi inclusivi senza simboli religiosi. Continua la crociata integralista, discriminatoria e diseducativa, di coloro che pretendono di imporre la connotazione religiosa delle aule scolastiche della scuola pubblica, nonostante non esista alcuna legge o regolamento che impongano la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole superiori”.