Di bullismo e della sua versione online, il cyberbullismo, si parla oggi sempre più spesso a causa dei ripetuti episodi di violenza fisica o psicologica che hanno per protagonisti adolescenti e bambini, tanto che ormai questi termini fanno parte, purtroppo, del lessico comune. Ma cosa sappiamo davvero di questo fenomeno? Il bullismo e il cyberbullismo sono, di fatto, la stessa cosa? Quali sono le ragioni psicologiche che scatenano la violenza contro un singolo, spesso più debole e indifeso? Come distinguere un episodio di bullismo da una “semplice ragazzata”?

A queste domande risponde il libro “Cyberbullismo” (Città Nuova, pp. 96; € 12,00) scritto dal giornalista Simone Cosimi e dallo psicologo e psicoterapeuta Alberto Rossetti, nel quale vengono pubblicate anche interviste allo scrittore ed insegnante Eraldo Affinati, alla psicoterapeuta Francesca Maisano, che lavora a Milano presso il Centro nazionale per la prevenzione e il contrasto al bullismo e cyberbullismo, e ad Andrea Pinna, tra i più conosciuti influencer italiani.

Come chiarisce Cosimi nel testo, il bullismo “non è uno scherzo, non è un litigio sporadico, non è un’in­comprensione. Si tratta, per come lo definisce per esem­pio Telefono Azzurro, di azioni di «sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la vittima». Caratteri precipui degli atti di bulli­smo sono la loro ripetizione nel corso del tempo, la gratuità delle azioni offensive e la capacità di espandersi ben oltre il lato fisico”.

Un fenomeno da sempre diffuso, ma che nel corso del tempo ha raggiunto cifre preoccupanti.  Nel 2014, poco più del 50% degli un­dici-diciassettenni aveva subìto un qualche genere di episodio offensivo, non rispettoso e violento. Una situazione che oggi, con l’ampia diffusione degli smartphone tra adolescenti e bambini, si complica.  Alle volte, infatti, vengono compiuti atti di bullismo solo ed esclusivamente affinché siano “cyber”. Atti nei quali trova sfogo la necessità di dare prova della propria forza e, soprattutto nel caso del cyberbullismo, la ricerca di popolarità, come spiega Rossetti. E infatti la presenza di un gruppo più o meno consenziente è decisiva ed amplifica violenze ed offese. Le conseguenze sulla vittima sono traumatiche perché mettono in crisi la fiducia e il rapporto con l’Altro. è fondamentale per genitori ed insegnanti non “abbassare la guardia”, cogliere quei segnali che aiutano a riconoscere una situazione di bullismo, intervenendo prontamente; limitare l’uso degli smartphone sotto i 10 anni e accompagnare i ragazzi online, aiutandoli “a vedere che, al di là dello schermo, nascosto in un messaggio su WhatsApp o dentro a un video su YouTube, c’è sempre un altro essere umano”.