Una recita con un copione noto a tutti, senza sorprese. E’ il senso della seduta del 27 novembre al Senato, quella sulla decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica parlamentare. La fretta di concludere era palpabile. La grande maggioranza degli interventi nella discussione proveniva dai senatori di Forza Italia, al punto che l’aula è rimasta a lungo semideserta. Il gioco delle parti è stato rispettato fino in fondo: sinistra e grillini per la decadenza, destra contro. Le argomentazioni e controargomentazioni, sebbene spesso interessanti, avevano l’aria di essere solo dei riempitivi. Come riempitivi erano gli insulti di Alessandra Mussolini verso i transfughi del Nuovo centrodestra (“Alfano è un piranha“) oppure l’invettiva di Maurizio Gasparri contro il senatore a vita Renzo Piano (“Si è presentato oggi a votare per la prima volta“). Così come la baruffa tra senatori di Forza Italia e M5S durante il pesantissimo e urlato intervento del capogruppo grillino Paola Taverna.

C’era fretta, dunque. Infatti sono state anticipate le operazioni di due ore. Eliminata la pausa pranzo, le dichiarazioni di voto sono cominciate alle 15.30, parallelamente alla manifestazione organizzata da Forza Italia di fronte a Palazzo Grazioli, dove è rimasto Silvio Berlusconi. Tecnicamente si vota sugli ordini del giorno contrari alla relazione della Giunta per le elezioni, che si è espressa per far decadere Berlusconi. Quindi votare “no” significa volere la decadenza (foto by InfoPhoto).

Ma per essere chiari, queste sono le posizioni concrete espresse in aula dai gruppi di Palazzo Madama. Poco prima delle operazioni di voto, hanno dichiarato di volere la decadenza di Berlusconi: Gruppo per le autonomie, Sel, Scelta civica, Movimento 5 stelle e Partito democratico.

Hanno invece dichiarato di votare contro la decadenza dell’ex premier: Grandi autonomie e libertà, Lega Nord, Nuovo centrodestra e Forza Italia.

Tra gli interventi, quello di Loredana De Petris, di Sel: “Si sta accreditando la tesi della persecuzione politica e giudiziaria. Una campagna martellante per convincere che Berlusconi sia vittima di un golpe. Ma i nudi fatti raccontano una storia opposta, cioè di una persecuzione al contrario, messa in atto contro la legalità“.

Erika Stefani, Lega Nord: “Considerata la portata normativa della legge Severino, sono più i dubbi che le certezze, le perplessità sulla costituzionalità di questa legge. Siamo convinti che una sospensione in attesa della Cassazione sull’interdizione avrebbe tolto il Senato dall’imbarazzo“.

Paola Taverna, Movimento 5 stelle: “Quello di Silvio Berlusconi è un percorso umano e politico costellato di contatti e rapporti mai veramente chiariti che passano per corruzione, falso in bilancio, frode fiscale, P2. Un delinquente abituale“.

Renato Schifani, Nuovo centrodestra: “Diciamo no ad una scelta ingiusta e anomala, a cominciare dai tempi imposti per questa procedura. Si è impressa un’accelerazione senza precedenti, perché si doveva arrivare ad un obiettivo di carattere squisitamente politico. Si è poi cambiato il regolamento sul voto a maggioranza in Giunta, trasformandolo in palese. Avete creato un gravissimo precedente. Le anomalie giuridiche sulla costituzionalità della norma verso la retroattività. Vogliamo prendere le distanze da una pagina buia che si realizza oggi nella nostra storia parlamentare. Non ci stiamo“.

Anna Maria Bernini, Forza Italia: “A segnare il destino di Berlusconi non siamo noi ma alcuni magistrati. Sarebbe ipocrita negare che tra alcuni settori della magistratura e della politica si sia innescata una vera guerra senza esclusione dei colpi. C’è stata negli anni una degenerazione patologica. Ma mentre la politica è soggetta al vaglio degli elettori, la magistratura gode di garanzie che l’hanno trasformata in un sindacato, un potere superiore senza il consenso popolare. La magistratura in Italia può e potrà selezionare la classe politica. Questo significa tradire la democrazia“.

Luigi Zanda, Partito democratico: “La distinzione tra Giustizia e Governo è la base di tutte le democrazie occidentali. Nonostante ciò la vita di questo Governo è stata condizionata dalla decadenza di Berlusconi. Né la politica né il numero dei nostri voti possono condizionare un voto che ha un’altra natura. Al Senato tocca solo prendere atto di una sentenza definitiva della magistratura“.