Allo Stato il compito di distinguere se si tratta di ristrutturazione e nuova costruzione.

Secondo il principio sancito dal Testo Unico dell’Edilizia, gli interventi di demolizione e ricostruzione devono rispettare volumetria e sagoma dell’edificio preesistente. Le regioni non possono derogare a questo principio perché è competenza dello Stato distinguere tra attività di nuova costruzione e ristrutturazione (Corte Costituzionale sentenza 309/2011/23 novembre 2011).

IL CASO
In seguito al ricorso presentato da parte di un Comune per l’annullamento di una Dia, la Corte è stata chiamata a pronunciarsi su una questione di legittimità sollevata dal Tar Lombardia, in quanto l’Amministrazione aveva annullato una Dia contrastante con il Prg, ma conforme alla normativa regionale, che prevedeva la demolizione di un fabbricato e la sua successiva ricostruzione con la stessa volumetria, ma con una sagoma diversa.

Dopo aver valutato il caso, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi gli articoli 27 comma 1 e 103 della LR 12/2005 e l’articolo 22 della LR 7/2010. I giudici, infatti, hanno riconfermato che il governo del territorio rientra tra le competenze concorrenti. Nello specifico caso in esame, la conservazione del paesaggio è affidata allo Stato, mentre la fruizione del territorio spetta alla Regione, in quanto sul territorio coesistono interessi pubblici diversi.

Di conseguenza, il legislatore regionale non può decidere cosa possa essere classificato come nuova costruzione e quali interventi possano rientrare nelle ristrutturazioni. Ma è compito dello Stato attribuire la definizione più idonea agli interventi edilizi in atto. Per non creare confusioni.