Detroit, la città degli Stati Uniti simbolo dell’auto, ha dichiarato bancarotta, schiacciata da un deficit oscillante tra i 18 e i 20 miliardi di dollari. Si tratta della più grande richiesta mai presentata da una città nella storia americana, un segno dei tempi che cambiano.

La città, dunque, ha fatto richiesta al giudice federale di accedere al Chapter 9, una speciale norma che permette alle città in crisi economica di poter avere assistenza per ristrutturare i propri debiti. Il commissario straordinario di Detroit, Kevyn Orr, ha dichiarato lo stato di insolvenza della città e la sua richiesta è stata approvata dal governatore del Michigan, Rick Snyder. Se il tutto verrà confermato, Orr avrà la possibilità di liquidare gli asset della città per soddisfare i creditori. Una decisione arrivata proprio nel momento in cui l’industria dell’automobile, invece, era in risalita.

Alla base di tutto ci sarebbe una pessima gestione delle finanze pubbliche, dovuta anche alla corruzione politica presente, che non ha permesso di fatto di rientrare del continuo debito che ormai si porta avanti da tempo la città. Certo, hanno pesato di molto anche la crisi del mercato immobiliare e l’enorme calo della popolazione: Detroit è infatti passata dai 7 milioni di abitanti degli anni ’50 ai 714 mila attuali. Città fondata nel 1701 da cacciatori di pellicce francesi, è Detroit oggi nota come capitale dell’industria automobilistica statunitense (qui ha sede la General Motors) e luogo di produzione musicale.